by Kim
17 March 2012 | International Solidarity Movement, West Bank
Il 15 di Marzo alle 16:00 ricevemmo una chiamata che ci informava della demolizione di tre case presso il villaggio di Al Jiftlik, vicino la Valle del Giordano. In tutta fretta salimmo sul primo mezzo di trasporto disponibile che ci avrebbe portato al villaggio. Era già il crepuscolo quando arrivammo alla periferia del paesino, e lì ci aspettava il nostro contatto.
Ci procurò velocemente una macchina così da poter raggiungere la prima casa che una volta sorgeva accanto l’autostrada. Trovammo due famiglie in piedi davanti le rovine della loro casa. C’erano sette persone in tutto, compresi i tre bambini, uno dei quali era malato. E’ la seconda demolizione per una delle due famiglie, solamente la prima per l’altra.
Parlammo con Bashir Mbarak Basharat Yousef Ibrahim, una persona del luogo , che ci descrisse ciò che era successo. Ci spiegò che giusto due ore prima , circa cento soldati israeliani avevano bloccato l’accesso all’area attorno la casa con due bulldozers. Aveva provato a fare delle foto con il cellulare, ma un soldato gli portò via il telefono e cancellò le immagini. Cinque mesi prima alla gente del luogo era stato detto di non continuare a costruire. A nessuno fu data la possibilità di raccogliere le proprie cose prima della demolizione.
Quella notte furono accolti da alcuni vicini, ma il futuro per loro era ormai incerto. Che cosa avrebbero potuto fare?
Ritornammo in auto per andare presso un’altra famiglia composta da dieci membri. Sulaiman Omar Daragmeh ci raccontò cosa era successo loro. Ci disse che avevano ricevuto un ordine di demolizione sulla casa. Erano circa le 15:00 quando vennero gli stessi soldati israeliani provenienti della casa di Bashir Mbaraks. A tre membri della famiglia furono dati 15 minuti per recuperare gli effetti personali. Non fu possibile recuperare mobili o oggetti più grandi.
I soldati distrussero gli ulivi attorno. Ci ripeté continuamente della violenza dei soldati, e dalla sua voce stridente si poteva udire la sua disperazione. Ci raccontò che erano dei contadini e che non avevamo altro reddito.
Dato che vivevano lontano in campagna non avevano dei vicini che li avrebbero potuti aiutare, la sua famiglia dovette dunque dormire senza un tetto. Non si sarebbero arresi, ci dissero che sarebbero rimasti e avrebbero cercato l’aiuto dell’amministrazione locale.
Andammo a trovare l’ultima famiglia composta da sette persone
Ayman ci racconta che i soldati israeliani vennero alle 16:00 per demolire la loro casa. Avevamo ricevuto un ordine di demolizione un mese e mezzo fa. A due membri della famiglia furono dati 15 minuti per recuperare gli effetti personali prima che i bulldozer distruggessero la loro casa. La famiglia aveva molte pecore. Il terrore dei soldati, della violenza e dei bulldozer fe scappare quindici pecore due delle quali furono poi uccise dai bulldozer. Solamente cinque furono successivamente recuperate.
Finalmente i soldati andarono via lasciando il seguente avvertimento: “ Se costruisci qui di nuovo, demoliremo la casa con voi dentro”.
Quando lasciammo la famiglia, il pianto dei bambini ci fece sentire impotenti e oppressi. La situazione è totalmente irreale.
AlJiftlik è un villaggio di 5000 abitanti che sorge nella Valle del Giordano. Questa zona è una delle zone agricole più fertili della Palestina. Molte famiglie vivono di agricoltura e allevamento. Il villaggio è situato nell’Aria C, il ciò significa che Israele ha il diritto di amministrare la zona seguendo i propri obiettivi. Di conseguenza le famiglie che vivono nella Aria C non hanno nessuan autorizzazione che permetta loro di vivere e lavorare lì. I soldati israeliani possono dunque arrivare con i loro bulldozer e demolire le loro case.Come se ciò non bastasse i servizi elettrici e idrici vengono interrotti giornalmente. Recentemente è l’erogazione idrica è stata interrotta per tre giorni
Ha piovuto,ha grandinato, e si è scatenata una tempesta stanotte. Due delle tre famiglie dormono sotto le stelle. Ciò che possiamo fare per queste famiglie è mostrare che non sono state dimenticate. L’unica cosa che ci hanno chiesto è raccontare le loro storie e disseminare informazioni riguardanti la politica inumana di Israele.
Kim è un volontario dell’International Solidarity Movement ( il nome è fittizio).
One Response to Le case di tre famiglie vengono invase da più di cento soldati dell’IDF a Jiftlik