Indifferenza

Dal blog di Paolo: http://newsfromwestbank.blogspot.it/

SONO SOLO RAGAZZINI….O NO?
Una normale mattina di qualche giorno fa a meno di cinque metri da uno dei tanti check point sparsi per la città, che impediscono il libero movimento ai soli palestinesi, assisto a questa scena: quattro ragazzini coloni, il più grande avrà avuto non più di 13 anni, incontrano lungo il loro cammino un bambino palestinese di circa 8 anni di età. Alla scena assistono, oltre ai militari oziosi al check point, un signore palestinese di circa 60 anni di età con sua moglie e io.
I quattro coloni si avvicinano al bambino palestinese ed iniziano prima ad urlare qualcosa, poi qualche spinta, e poi uno dei quattro cerca di dare un pugno al bambino che per fortuna riesce a parare con il braccio.
Io mi precipito correndo e urlando di smettere e i ragazzini, vedendomi arrivare si allontanano con tutta calma ridendo. La prima cosa che faccio, insulto i militari, in italiano, chiedendo loro, in inglese, come mai non fossero intervenuti per fermare l’aggressione. Loro non mi degnano neanche di una risposta, limitandosi a guardarmi con aria stanca e interrogativa. Mi avvicina il signore palestinese e, vedendo che sono straniero mi dice: “hai visto? Hai visto cosa succede ai palestinesi? Non si può camminare tranquillamente per strada e non possiamo difenderci, perchè se tocchiamo un colono finiamo subito in carcere”. Poi si allontana…
Io allora mi avvicino al bambino e gli chiedo se va tutto bene. Lui mi risponde in malo modo: “no!” e continua per la sua strada.
Certo che no, che domanda stupida faccio? Certo che non va tutto bene, niente va bene, è tutto sbagliato, perchè quello che ho visto non era una “normale” zuffa fra ragazzini magari per una spinta o uno sgambetto durante una partita di calcio fra amici nel cortile di casa, era una violenza gratuita e vile fatta da dei bambini viziati che sanno che tutto gli è permesso e che nessuno li può toccare.
Ma più di tutto mi ha colpito lo sguardo e la risposta del bambino palestinese di soli 8 anni, mi ha fatto riflettere, mi ha costretto a pormi delle domande: “posso veramente aiutare questa gente con la mia presenza qui?”
Io non riuscirò mai a capire i palestinesi, perchè non so cosa vuol dire passare un’infanzia piena di ingiustizie da ingoiare in silenzio, non so cosa vuol dire andare tutti i giorni a scuola con la paura di essere picchiati, o tornare a casa con il terrore di non ritrovare più il padre o i fratelli incarcerati senza neanche sapere il perchè, non so cosa vuol dire svegliarsi di notte con i militari in casa che ti puntano contro un mitra, non so cosa vuol dire ritrovarsi con tutti i denti rotti per aver preso un calcio di fucile in bocca.
E se non riesco a capire una persona, a sapere cosa prova, come vive, quali sono i suoi sentimenti, come posso aiutarla?
Voi accettereste l’aiuto di un estraneo, che non vi conosce, che non sa niente di voi, che fra qualche giorno torna al suo paese e che non rivedrete mai più, che oggi c’è e forse vi ha salvato da un’aggressione violenta, ma in tanti anni di violenza e soprusi non c’è mai stato?
Ecco perchè quel bambino mi ha risposto con quel “no!” secco, sgarbato, quasi arrabbiato con me vedendomi come un estraneo che niente ha a che fare con la sua vita.
Ed io sono rimasto li come uno scemo sulla strada, deluso, amareggiato, arrabbiato, impotente, mentre il bambino ha ripreso il suo cammino verso casa, ancora più consapevole del fatto che dovrà affrontare tutte le ingiustizie che la vita gli presenterà, da solo, senza l’aiuto di nessuno.
Adesso immaginate i quattro ragazzini come lo stato di Israele, il bambino come il popolo palestinese, e i militari come l’opinione pubblica internazionale; cosa cambia? Niente!
Per troppo tempo ormai l’occidente ha fatto finta di non vedere cosa sta succedendo a questo popolo.
Per troppo tempo i palestinesi sono stati lasciati soli.
Questa è la colpa più grave dei paesi occidentali e di tutti noi: l’indifferenza.

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