fonte: un volontario in West bank
Dalla morte di Arafat Jaradath l’aria qui in West Bank si è fatta molto pesante. Nel giorno del funerale (lunedì 25 febbraio), nei pressi del campo profughi di Aida, c’è stata una manifestazione abbastanza partecipata a cui hanno preso parte giovani dei 3 campi profughi di Betlemme: Aida, Deisha e Azza. Il corteo, partito da una delle vie principali di Betlemme si è diretto verso il checkpoint 300, dando a vita a
un breve lancio di pietre contro il cancello e la torretta militare israeliana al confine con la tomba di Rachele (a cui è permesso entrare solo agli israleiani). Finita la manifestazione i giovani si sono un pò dispersi, molti sono tornati dentro Aida, continuando saltuariamente il lancio di pietre a distanza, con le fionde, quasi fosse un allenamento. Uno di questi ragazzi, però, che stava appoggiato ad un muro a parlare con degli amici, ad un certo punto si è accasciato iniziando a sanguinare dal petto. Non si è sentito neanche il rumore di uno sparo, ma il ragazzo è stato colpito con live bullet e il colpo non presentava foro di uscita. I soldati gli hanno sparato con un silenziatore e in più con un tipo di proiettile speciale, che è in grado di perforare anche il metallo, ma che quando colpisce il corpo umano si ferma al suo interno provocando una piccola esplosione che ne devasta gli organi interni, come spiegato dai dottori. Il giovane si chiama Mohammed Khaled al-Kurd, 13 anni, e si trova ora nel reparto terapia intensiva dell’ospedale di Beit Jalla.
un breve lancio di pietre contro il cancello e la torretta militare israeliana al confine con la tomba di Rachele (a cui è permesso entrare solo agli israleiani). Finita la manifestazione i giovani si sono un pò dispersi, molti sono tornati dentro Aida, continuando saltuariamente il lancio di pietre a distanza, con le fionde, quasi fosse un allenamento. Uno di questi ragazzi, però, che stava appoggiato ad un muro a parlare con degli amici, ad un certo punto si è accasciato iniziando a sanguinare dal petto. Non si è sentito neanche il rumore di uno sparo, ma il ragazzo è stato colpito con live bullet e il colpo non presentava foro di uscita. I soldati gli hanno sparato con un silenziatore e in più con un tipo di proiettile speciale, che è in grado di perforare anche il metallo, ma che quando colpisce il corpo umano si ferma al suo interno provocando una piccola esplosione che ne devasta gli organi interni, come spiegato dai dottori. Il giovane si chiama Mohammed Khaled al-Kurd, 13 anni, e si trova ora nel reparto terapia intensiva dell’ospedale di Beit Jalla.Dopo questo fatto, intorno alle 2 di pomeriggio, i giovani ( un centinaio in tutto) sono tornati in strada e hanno dato vita a violenti lanci di pietre e bottiglie molotov contro la torretta di controllo israeliana, da dove di tanto in tanto si apriva una finestrella, per sparare lacrimogeni e proiettili di metallo rivestiti di gomma (rubber coated steel bullets). Ovviamente tutto ciò dall’alto e quindi ad altezza d’uomo.
Gli scontri sono durati incessantemente fino a sera. Ad un certo punto, le forze di occupazione israeliane sono anche scese in strada cercandi di sedare la battaglia e sparando in testa ad un altro giovane di 19 anni, di cui ora non si hanno notizie certe, se non che è in coma. I soldati infatti dopo averlo colpito l’hann portato dentro il cancello della torretta e hanno fatto venire (dopo mezz’ora) un’ambulanza che l’ha portato in un ospedale in Israele. Alcuni presenti hanno detto che questa è la pratica quando vogliono tenere nascosto il fatto che uno sia morto, per far calmare la situazione. Staremo a vedere.
L’altro ieri alcuni giovani palestinesi hanno fatto esplodere alcuni colpo di arma da fuoco e alcuni esplosivi nei pressi della torretta di controllo di Aida. L’esercito la notte stessa è entrato nel campo per arrestare uno diquesti. Il giovane che è riuscito inizialemente a scappare, si è poi consegnato spontaneamente all’esercito, dopo che alcuni soldati hanno preso in ostaggio la sua famiglia facendoli sapere che avrebbero arrestato tutti se lui non fosse tornato. Ora rischia dai 5 ai 10 anni di carcere. E questo solo nell’area di Betlemme. In tutta la West Bank, da giorni, vanno avanti scontri accesi tra palestinesi e forze di occupazione. Da Jenin ad Al-Khalil (Hebron), passando per la prigione di Ofer.
La terza intifada è sulla bocca di tutti. E lo è da molto tempo, quasi creandone un mito. Molti, invece, ironicamente dicono che ci sarà la terza intifada quando lo scriveranno i giornali. Un’ironia che come sempre nasconde un fondo di verità. Intifada alla fine significa “rivolta”. Ed è ormai dall’ultimo attacco a Gaza, infatti, che la situazione in West Bank non sembra placarsi. Da tempo che scontri così violenti non si succedevano così spesso. Ora la situazione dei prigionieri in sciopero della fame (uno di loro, Samer Issawi è stato ricoverato ieri, d’urgenza), in caso di esito tragico, potrebbe essere la goccia benzina che farebbe definitivamente divampare un fuoco che sta bruciando da mesi. E che, almeno per il momento, non accenna a spegnersi.