Diario – Benvenuti in Palestina: lacrimogeni e caffè

International Solidarity Movement, Anna, Nablus Team | Kafr Qaddum, Territori Occupati

Sono arrivata in Palestina martedì scorso e ho preso parte alla protesta settimanale di venerdì 8 agosto a Kafr Qaddum. Queste manifestazioni di protesta rappresentano la resistenza non violenta degli abitanti del villaggio per l’espropriazione delle loro terre e le restrizioni di movimento imposte al villaggio.

Si trattava della mia prima manifestazione in Palestina in solidarietà con la lotta dei Palestinesi per la libertà, l’autodeterminazione, i diritti umani e la legge internazionale.

Il gas lacrimogeno ha invaso tutto il villaggio (foto di Al Masira Kafr Qaddum)

Da qualche anno il villaggio subisce attacchi continui da parte dell’esercito e della polizia israeliani che vi fanno irruzione di notte, minacciando la popolazione, tra cui anche palestinesi minorenni, che sono minacciati di arresto e quando questo avviene, spesso picchiati.

Ieri (venerdi’ per chi legge ndr), mentre scendevamo dal servis (parola araba che vuol dire taxi collettivo), l’esercito ha cominciato a sparare lacrimogeni e bombe sonore direttamente contro i manifestanti. I soldati avevano invaso le strade e inseguivano i Palestinesi e i numerosi attivisti israeliani e internazionali per tutto il villaggio. Anche conoscevo gia’ la risposta, ho chiesto a due compagni internazionali che erano lì con me: ‘È cominciata la manifestazione?’ – ‘ No, questa è la pre-manifestazione.’ Ora so cosa rispondere a chiunque dovesse pormi la stessa domanda. Soldati e poliziotti (con almeno tre jeep) infatti, erano entrati nel villaggio fin dal primo mattino, spaventando gli abitanti, e l’aria era così satura di gas lacrimogeno che si respirava a fatica.

Dopo uno dei primi scontri tra giovani palestinesi e soldati, ci siamo messi tutti a correre in ogni direzione cercando di proteggerci come potevamo. Io correvo come una lepre e mi sono rifugiata in una casa palestinese, accolta da una bella donna palestinese vestita di bianco, da un uomo (che ho poi saputo essere suo figlio, che vive a Dubai ed è tornato per le vacanze dell’Eid) e da un nugolo di bambini di età diverse, dai tre agli undici anni.

Sono salita sul tetto, dove i bambini fungevano da “sentinelle speciali”: correvano da una parte all’altra seguendo i movimenti dei soldati, e urlando quando questi lanciavano lacrimogeni e allertando gli shebab (parola araba che vuol dire giovani palestinesi) che erano nascosti in diversi punti del villaggio. Mi è hanno offerto una tazza di caffè, che ho accettato con gioia: bravamo qualcosa di forte e avevo bisogno di bere, la salivazione azzerata.

I soldati invadono il villaggio, gli shebab lo difendono (foto di Al Masira Kafr Qaddum)

Kafr Qaddum è un piccolo villaggio quasi in cima ad una collina di fronte all’insediamento illegale di Qedumin, fondato su terra palestinese e che è andato espandendosi rubando sempre piu terreno palestinese. Inoltre, nel 2003 l’esercito ha sbarrato la strada che collegava il villaggio con la citta di Nablus, costringendo la popolazione per uscire dal villaggio, a percorrere 14 chilometri in piu Questa deviazione è emblematica delle restrizioni di movimento imposte dalle autorità israeliane ai palestinesi dei Territori Occupati.

L’uomo ha cominciato a farmi domande sulla presenza degli internazionali nel villaggio, dimostrandosi curioso, soprattutto, del motivo che ci spinge a partire dai nostri paesi e venire in Palestina a lottare accanto ai Palestinesi e a sostenere la “causa di un altro popolo”.

Era stupito, ma contento quando gli ho risposto che è nostro dovere agire e lottare per i Palestinesi, e che come attivisti per i diritti umani ci schieriamo al loro fianco non solo perché siamo convinti che il popolo palestinese abbia il diritto di resistere, ma anche perché come esseri umani tutti dovremmo sostenere questa battaglia per la libertà e denunciare le continue violazioni dei diritti umani e le molte forme di oppressione a cui i Palestinesi sono sottoposti da più di 60 anni. Inoltre, in quanto europei o piu in generale cittadini del mondo occidentale, proveniamo da paesi che forniscono un potente sostegno all’apartheid israeliano sotto forma di rapporti economici, culturali e istituzionali, e abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce in difesa della legge internazionale e dei diritti umani dei Palestinesi, come meglio possiamo.

Alla fine della chiacchierata, ho raggiunto di nuovo i miei compagni e gli scontri sono continuati.

Dopo un’ora circa, la manifestazione è finita, questa volta senza che i soldati e la polizia arrestassero i manifestanti, ma ci sono stati ugualmente dei feriti: tre bambini di 4, 6 e 7 anni e una donna di 75 anni, che sono rimasti intossicati dai gas lacrimogeni lanciati dai soldati direttamente nelle loro case.

Questa è la vita quotidiana dei Palestinesi. Questa è la loro tenace resistenza. W Palestina!

http://palsolidarity.org/2013/08/journal-welcome-to-palestine-tear-gas-and-coffee/?fb_source=pubv1

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