fonte: Rosa Schiano su Nena news
Grazie al Conservatorio “Edward Said” si puo’ sognare un mondo dove non esistono più mura, né confini dove non esiste assedio né occupazione militare, scrive ROSA SCHIANO. 
Gaza, 5 settembre 2013, Nena News – Ci sono angoli di Gaza in cui in cui il tempo è scandito dal suono dolce dei tasti di pianoforte o da quello delle corde di violini, delle chitarre o dei qanun, antichi strumenti a corde usati nel Medio Oriente.
Ci sono angoli di Gaza in cui, grazie alla musica, sembra si entri in un mondo dove non esistono più mura, né confini, dove non esiste assedio né occupazione militare, dove i propri sogni si trasformano in note. Ci sono angoli, in alcune abitazioni di Gaza, dove bambini davanti agli spartiti eseguono esercizi musicali seguiti e supportati dai propri genitori. Alcuni di questi bambini sono traumatizzati dalle esplosioni causate dai bombardamenti, bambini che hanno vissuto due guerre in pochi anni, a pochi anni di età.
La piccola Noor suona il qanun. “Quando stava per guarire del tutto dai traumi causati da Piombo Fuso, è scoppiata la seconda guerra a novembre. Ha paura anche se sente il motore di una moto che passa sotto casa”, ci ha detto la madre. La piccola, quando ha paura, abbraccia la madre. Suona, davanti a noi, timidamente, il qanun. E’ spaventata, ma ci sorride.
Tra questi angoli di Gaza c’è la succursale dell'”Edward Said National Conservatory of Music” con sedi in Cisgiordania. Collegato dapprima all’associazione Qattan (nel 2008), opera ora in maniera indipendente dall’aprile 2012.
Dopo soli 3 mesi dalla prima apertura nel 2008, Israele iniziò l’offensiva militare Piombo Fuso, ed il Conservatorio fu distrutto nei bombardamenti. L’associazione Qattan non si arrese e costruì il Conservatorio in un altro posto, dove si trova attualmente, per iniziare di nuovo le attività nel 2009, a 4 mesi di distanza dalla fine di Piombo Fuso.
Ibrahim Al Najjar, direttore del Conservatorio, ci ha raccontato la storia della scuola ed i programmi in corso. Inizialmente vi erano solo 25 studenti, il secondo anno sono diventati 50. “Avremmo voluto più studenti – ci ha detto Al Najjar – ma non avevamo uno staff di insegnanti sufficiente”. Successivamente il numero di insegnanti è aumentato e tra il 2012 ed il 2013, il Conservatorio ha accolto circa 160 studenti, mentre alla fine del 2013, gli studenti saranno probabilmente 200.
Il Conservatorio conta ora 14 insegnanti di musica, c’è poi il personale amministrativo ed il direttore Al Najjar. Alcune delle insegnanti vengono dalla Russia, come le insegnanti di piano e di violino, mentre l’insegnante di tromba è ucraina, l’insegnante di violoncello rumena, tutte hanno scelto di vivere e sposarsi a Gaza. Per gli strumenti di tradizione araba come il qanun vi sono invece insegnanti palestinesi.
Nel Conservatorio si eseguono corsi di pianoforte, violino, chitarra, violoncello, oud, qanun, percussioni, tromba, flauto orientale, ed ovviamente di solfeggio. L’istruzione dura 8 anni, in accordo con i Conservatori all’estero, di cui vi sono le stesse modalità di esami, ed il cui certificato finale, rilasciato dalla Birzeit University, è riconosciuto in tutto il mondo.
L’associazione Qattan si occupa di pagare i costi per tutti gli studenti. Solo a partire da quest’anno, agli studenti è richiesto di pagare 100 dollari annuali, ma, la sede centrale del Conservatorio in Cisgiordania si è offerto di aiutare quelle famglie che non possono affrontare questa spesa. La selezione degli studenti viene effettuata da un comitato attraverso esami con cui è possibile scoprire eventuali talenti anche in quegli studenti che non hanno mai toccato uno strumento musicale.
Il Conservatorio ha anche un’orchestra di studenti (dai 10 ai 14 anni di età) ed un coro, oltre ad un’Orchestra professionale.
A differenza degli studenti del Conservatorio in Cisgiordania, gli studenti di Gaza hanno maggiori difficoltà nel viaggiare, soprattutto nello spostarsi verso la Cisgiordania, in quanto Israele spesso nega i permessi per attraversare il valico di Erez e la risposta arriva a distanza di almeno due mesi. Anche ottenere un visto per andare all’estero attraverso il valico di Rafah richiede sempre tempi abbastanza lunghi. In questo periodo il valico di Rafah è stato chiuso ed il movimento di persone è stato limitato a poche categorie. Per questo motivo, alcuni studenti hanno recentemente perso l’opportunità di recarsi a Londra per esibirsi in un concerto.
“Suonare fa dimenticare lo stress quotidiano”, ci ha detto Al Najjar. “La musica è molto importante in Gaza, spero che un giorno potremmo avere una speciale università per la musica. Sarebbe una buona opportunità per i giovani. In genere i ragazzi qui studiano ingegneria e medicina, ma anche il musicista potrebbe avere opportunità di lavoro dopo la laurea”, ha aggiunto Al Najjar. ” Spero che questo Conservatorio possa diventare più grande, che possa accogliere più insegnanti e più studenti”, ci ha detto Al Najjar, che ci ha raccontato anche di quando sono state organizzate videoconferenze con insegnanti inglesi su alcune materie. “L’esperienza con insegnanti stranieri e’ stata meravigliosa”, ha concluso.
Al Conservatorio sono ammessi bambini dai 6 ai 12 anni di età. Ibrahim Al Najjar ha così aperto una scuola di musica aperta anche agli adulti fino ai 50 anni di età. Il “Palestinian Music Center For Culture and Arts”, aperto da un anno, conta finora circa 30 studenti. Per il 50% di essi, considerati talenti, l’istruzione e’ gratutita; l’altro 50% paga circa 250 Nis ogni mese. Quando gli abbiamo fatto presente che lui non guadagna nulla da questa attività, Al Najjar ci ha detto: “La musica è il mio guadagno, non il denaro”. Ed in effetti, è la musica che ha spinto quest’uomo dall’animo elegante a seguire costantemente ed ostinatamente i suoi sogni anche nei momenti in cui si è ritrovato da solo.
Nella sua scuola, accogliente quanto un’abitazione, arredata da foto, strumenti d’epoca e moderni, si respira un’aria di pace. Al Najjar ci ha regalato un meraviglioso duetto con un suo studente di chitarra, un ragazzo di appena 20 anni e tante speranze. Gli studenti qui ricevono lezioni individuali. Il centro si propone di iniziare anche nuovi progetti che includano le arti tradizionali palestinesi.
Ci sono giovani di Gaza che invece decidono di apprendere la musica da autodidatti, suonando per lo più l’ oud. Alcuni di essi, pur non sapendo leggere gli spartiti, riescono a suonare rivelandosi dei veri talenti. E così capita che, anche in mancanza di elettricità, ci si riunisca per ascoltare il suono dolce di questo strumento ed intonare tradizionali canzoni palestinesi seduti sui bassi divani alla luce di una candela davanti ad una tazza fumante di tè o di caffè.
La musica in questi angoli di Gaza rende la vita meno amara, fa nascere sorrisi inaspettati, genera serenità. Nella speranza che anche i giovani talenti di Gaza possano un giorno viaggiare liberi senza restrizioni al di là di ogni barriera e possano, attraverso la musica, esprimersi davanti il mondo. Nena News