Slogan razzisti contro i musulmani vergati su una moschea in una cittadina palestinese in Israele

19 Dicembre / Fonte: The Electronic Intifada, Patrick O. Strickland
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Foto: scritte in ebraico come «Muhammad è un maiale» e altri slogan minacciosi sono stati scritti con una bomboletta su una moschea a Baqa al-Gharbiyya. (Foto: Ahmad Gharabali / AFP Photo)
L’8 dicembre, degli estremisti di destra israeliani hanno commesso atti di vandalismo contro una moschea e diverse automobili a Baqa al-Gharbiyya, una cittadina palestinese situata nel distretto centrale dell’odierna Israele. «Sul cammino verso la moschea per le preghiere del mattino, abbiamo notato che c’erano delle scritte sui muri,» ha raccontato Sheikh Khiri Eskandar a The Electronic Intifada. «Quando le abbiamo lette, ci siamo resi conto che c’erano scritte delle cose riguardo il nostro profeta che non posso nemmeno ripetere.»
Chi ha commesso l’attacco ha vergato delle scritte in ebraico con una bomboletta su un lato della moschea. Inoltre, sono stati sfasciati i vetri di quattro auto parcheggiate nelle vicinanze. Oltre agli insulti diretti al profeta Muhammad, sul muro sono state scritte anche le parole «mutua responsabilità», lasciando intendere che gli ebrei israeliani hanno il dovere di compiere azioni di questo tipo. Un altro slogan trovato sulla moschea è «pietre del terrore», di cui non è chiaro il significato esatto. Questi attacchi, spesso definiti azioni «price tag», fanno parte di una campagna di atti di vandalismo su vasta scala contro le proprietà palestinesi, che avvengono in entrambi lati della cosiddetta Green Line, che separa l’odierna Israele e la West Bank occupata. Questi attacchi solitamente sono portati avanti da coloni di estrema destra e spesso prendono di mira luoghi sacri cristiani e musulmani, come atti di vendetta contro azioni della resistenza palestinese o politiche del governo israeliano considerate negative per i coloni. «Siamo abituati a questo tipo di razzismo, ma è la prima volta che succede quì a Baqa al-Gharbiyya,» ha aggiunto Eskandar, che è anche a capo della sezione locale del Movimento Islamico in Israele. Eskandar ha spiegato che nonostante ci siano delle telecamere che sorvegliano la moschea del paese e l’area circostante, gli ufficiali della polizia israeliana gli hanno detto di non avere nessun indizio sicuro su chi possa aver commesso l’attacco. «Ma sono sicuro che le telecamere di sicurezza hanno ripreso il numero di targa delle loro auto», ha aggiunto Eskandar. Eskandar ha spiegato che anche se le relazioni tra la cittadina e le aree ebraiche circostanti sono amichevoli, Baqa al-Gharbiyya ha perso delle terre a causa degli insediamenti israeliani, del muro israeliano nella West Bank, e dell’espansione dell’autostrada 6, che collega il sud di Israele alla regione della Galilea a nord. – Rendono le nostre vite impossibili Eskandar crede che i responsabili dell’attacco alla moschea siano i coloni conosciuti per aver commesso atti simili nella West Bank e a Gerusalemme Est, e secondo lui «lo scopo è quello di accaparrarsi più terre e rendere le nostre vite impossibili per spingerci ad andarcene». Emran Abu Seny, la cui automobile è stata danneggiata durante lo stesso attacco, ha detto a The Electronic Intifada che la sua macchina era parcheggiata davanti a casa sua, a circa cinquanta metri dalla moschea. Ha aggiunto che pure i vetri dell’auto di suo padre sono stati distrutti. «Il mattino, quando mi sono svegliato, ovviamente sono rimasto scioccato di trovare la mia auto ridotta in quello stato», ha raccontato. Abu Seny ha spiegato che nessuno in casa sua ha sentito nulla la notte in cui la sua macchina è stata distrutta perchè stava piovendo molto forte. «E’ scioccante, ti chiedi chi possa commettere atti del genere e perchè.” Abu Seny ha raccontato che quando, camminando nella via, ha visto le scritte, ha capito quello che era successo. Per riparare la sua auto e quella di suo padre, ha speso 1.300 shekel per ogni auto (circa 370 dollari americani). Ha detto che «la polizia mi ha detto che non sanno chi sia stato». «I loro soldati sono in grado di prendere di mira individui precisi con dei razzi mentre si spostano in auto a Gaza, ma non sanno chi abbia sfasciato la mia auto, persino avendo a disposizione le riprese delle telecamere di sicurezza.» «Questo è razzismo contro gli arabi e i musulmani in particolare. Se succede qualcosa del genere in un’area ebraica, catturano un colpevole lo stesso giorno e viene considerato terrorismo. Quando siamo noi le vittime di violenze, la polizia considera la faccenda un semplice crimine comune e non sembra mai in grado di scoprire chi siano i colpevoli.» Nonostante la polizia abbia aperto un’indagine sull’accaduto, Eskandar ha affermato che non crede minimamente che i responsabili verranno processati. La polizia «continua a dirci di voler fare giustizia, ma ci stanno prendendo in giro. Persino il primo ministro [Benyamin Netanyahu] dice che lo stato dovrebbe trattare in modo diverso i cittadini arabi. Ovviamente, la polizia non ci difenderà mai.» – “Idee razziste” Dopo la scoperta dell’accaduto, lo stesso giorno degli attacchi, circa 1.200 persone hanno protestato nella piazza principale della cittadina. «Rispettiamo tutti i profeti, quelli presenti in ogni fede,» ha detto Eskandar, riferendosi a figure presenti nelle tradizioni islamiche, cristiane, e ebraiche. «Naturalmente, quando succedono cose del genere ci arrabbiamo.” Eskandar ha spiegato che gli attacchi «price tag» successi a Baqa al-Gharbiyya sono influenzati dalle stesse «idee razziste» promosse dal governo israeliano e dalle sue politiche. Invece di condannare ufficialmente gli attacchi, Israele e la polizia hanno tentato di spacciarli come atti criminali invece che come delle azioni a sfondo politico.» Il 10 dicembre, due giorni dopo l’attacco a Baqa al-Gharbiyya, un’azione simile è successa a Akbara, un villaggio palestinese vicino alla città di Safed, in Galilea. Secondo quanto riferito dall’agenzia Ma’an, su un edificio è stata vergata la scritta «stop all’assimilazione, fuori gli arabi». (“Racist graffiti sprayed in Palestinian village in northern Israel,” 10 dicembre 2013). Inoltre, ad almeno 10 auto sono state bucate le gomme. A fine novembre, un cimitero musulmano nella zona di Mamila a Gerusalemme Est ha subito un attacco simile. Su diverse pietre tombali sono state trovate scritte a bomboletta come: «morte agli arabi», e «price tag». (“Price-tag attack suspected at Muslim cemetery in Jerusalem,” The Jerusalem Post, 17 novembre 2013). In giugno, nell’ambito di una riunione del parlamento israeliano, la polizia ha affermato che i coloni israeliani in un anno hanno commesso almeno 165 attacchi price tag contro proprietà palestinesi in Israele e nella West Bank. (“Vandals hit mixed suburb of Jerusalem,” The New York Times, 18 giugno 2013). L’organizzazione Americans for Peace Now documenta le azione price tag. L’APN ha stilato una lista di centinaia di azioni di incendi, danneggiamenti, scritte con bombolette, e gomme bucate ad auto di palestinesi, come pure atti di vandalismo contro chiese, moschee, abitazioni e negozi. «Vogliono attaccarci in questo modo perchè pensano di intimidirci,» ha detto Eskandar. «Ma non funzionerà perchè sappiamo quello che Israele sta tentando di fare, la nostra resistenza potrà solo diventare più forte.» Patrick O. Strickland è un giornalista indipendente e collaboratore di The Electronic Intifada. I suoi scritti sono pubblicati su: www.patrickostrickland.com. Twitter: @P_Strickland_.
Fonte: http://electronicintifada.net/content/anti-muslim-slogans-spray-painted-mosque-palestinian-town/13021

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