15 ottobre 2014 | International Solidarity Movement, Nablus team | Burin, Palestina occupata
Lunedì, tre palestinesi raccoglievano olive a Burin. Il loro campo è in una zona molto esposta agli attacchi, proprio tra un insediamento illegale, un check point militare e un centro di detenzione di sicurezza. Un gruppo di volontari ISM li accompagnava come presenza di sicurezza.
Ecco alcune delle loro storie:
Ali
Ali, di dieci anni, “L’esercito continua a venire alla nostra scuola e a tirarci lacrimogeni. Una volta un ragazzo era mezzo asfissiato e ha dovuto essere portato in ospedale. Ci sono bambini che gridano e piangono”.

Abu Ali
Abu Ali, 40 anni, “I coloni degli insediamenti intorno a noi (Arusat, Brahay e Itshar) ci attaccano quando raccogliamo olive. Abbiamo bisogno di volontari internazionali che ci aiutino a raggiungere i nostri terreni e che vedano i problemi che dobbiamo affrontare. Non vogliamo che i nostri figli debbano passare quello che abbiamo passato noi”.

Tarek
Tarek, 24 anni,: “L’esercito ferma i giovani all’entrata del villaggio di Burin. Ci fanno scendere dalle macchine. Se qualcuno non esegue i loro ordini, ci picchiano. Qualche volta ci fanno spogliare, anche se c’è altra gente”.
Tarek ci ha anche detto di avere perso i suoi due fratelli. Uno è stato ucciso con un colpo alla testa, sparato da un soldato, quando aveva solo 16 anni.

Il vicino centro di detenzione è famoso per la violenza che usano, e sia Tarek che Abu Ali sono stati trattenuti lì. Addameer (associazione per i diritti dei prigionieri) ha scritto che dall’inozio dell’occupazione, nel 1967, oltre 650.000 Palestinesi sono stati arrestati da Israele.
Tarek ha raccontato di una storia durante il suo arresto, quando lui e un altro prigioniero sono stati svegliati nel cuore della notte, con due cagnacci aggressivi chiusi nella cella con loro. Tarek è stato azzannato malamente e ha poi dovuto subire un intervento chirurgico.