http://palsolidarity.org/2015/03/in-gaza-the-farmers-irrigate-the-land-with-their-blood/
18 Marzo 2015 | Valeria Cortés | Khuza’a, Gaza, Palestina occupata
Coltivare la terra a Gaza è uno dei lavori più pericolosi al mondo. La forze di occupazione sionista aprono il fuoco contro i contadini e le loro famiglie mentre seminano o raccolgono sulla propria terra vicino al famigerato recinto sionista che circonda Gaza. Bruciano anche i loro campi e regolarmente devastano i raccolti con bulldozer, lasciando centinaia di famiglie rovinate e impediscono alla Striscia di Gaza qualsiasi sviluppo per uscire dalla devastazione o per il raggiungimento di un minimo di sovranità alimentare.
Domenica scorsa un gruppo di contadini di Khuza’a, un villaggio situato nel sud della Striscia di Gaza, ci ha chiamato per chiedere la nostra presenza come testimoni e come deterrente durante il loro viaggio per seminare i loro campi. I giorni prima erano stati molestati dai soldati israeliani, che hanno sparato con i loro fucili e sparato gas lacrimogeni stando rannicchiati nei loro carri armati e nelle torrette militari contro i contadini che stavano solo cercando di lavorare la loro terra sotto una pioggia di proiettili sionisti.
Azzam, un umile contadino di 40 anni, ci ha parlato della tragedia della sua vita: “Durante l’ultimo attacco, Israele ha bombardato la mia casa e la ha distrutta completamente; ora sto vivendo con la mia famiglia in una tenda di plastica. “Ci ha anche spiegato le differenze vergognose tra un contadino palestinese e un contadino dell’occupazione israeliana. “Ci uccidono, sparano sui pochi vecchi trattori che abbiamo, bruciano le nostre coltivazioni e bombardano le nostre case, mentre i loro contadini lavorano scortati da un intero esercito, uno dei più potenti eserciti del mondo.”
Finiamo il nostro compito e prendiamo un caffè seduti a terra accnto ai solchi che ospitano i semi gettati a rischio della vita dagli agricoltori palestinesi: semi di grano, anguria, arachidi, semi che forse non avranno la possibilità di germinare. Seduto ora tranquillamente sulla terra bruciata, sulla terra occupata, sulla terra irrigata con il sangue palestinese – troppo sangue – Azzam fissa lo sguardo al di là di quel recinto vergognoso. Guarda al di là dei veicoli militari, oltre le torrette armate, con sistemi che possono sparare alla pressione di un pulsante da Tel Aviv; possiamo vedere i campi verdi rubati della Palestina, una terra privata del suo vero nome e proprietario, quel posto che ora è conosciuto con il nome infame di Israele.


