3 ottobre, International Solidarity Movement, Gaza Team
ISM Gaza ha incontrato il pescatore Sami Ali El Goga, di 36 anni, che ha perso una mano e parte di un braccio il 12 marzo 2007, quando è stato attaccato dalla marina israeliana. Nello stesso attacco la sua barca è andata completamente distrutta, e suo nipote di 13 anni, che era in barca con lui, ha avuto ferite da shrapnel in tutto il corpo.
Otto anni dopo aspetta ancora l’assistenza che gli è stata promessa da parecchie agenzie internazionali, dato che non ha potuto lavorare dall’attacco e che una famiglia di 20 persone, senza barca, è rimasta priva di entrate.
Quel giorno, Sami e suo nipote avevano appena raggiunto il limite di 1,5 miglia imposto dal blocco, quando l’esercito sionista si è avvicinato e ha iniziato a sparare verso di loro. Hanno tentato di rifugiarsi sulla spiaggia più vicina, vsito che era impossibile arrivare al porto. Giunti sulla spiaggia gli spari non smettevano. Mentre tentava di scappare dalla barca insieme a suo nipote, è stato colpito da un proiettile la cui esplosione ha ferito gravemente Sami. E’ quasi morto dissanguato mentre aspettava l’aiuto il cui arrivo è stato impedito dalla marina israeliana per mezz’ora.
In tre ospedali di Gaza non è stato possibile curarlo, e l’Autorità Palestinese ha mediato per ottenere cure in un ospedale dei territori del ’48 (Israele), dato che l’occupazione inizialmente gli rifiutava l’uscita da Gaza.
Li i dottori gli hanno amputato la mano e poi è stato portato all’Intelligence sionista per interrogatorio, prima di essere rispedito a Gaza.
Questo non è stato il primo attacco subito da Sami, la sua famiglia era già stata derubata di una imbarcazione nel passato.