Ad al-Khalil (Hebron) la situazione peggiora velocemente

18 Ottobre 2015 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron,  Palestina occupata

khalilDopo una giornata di violenza intensificata ad al-Khalil, la mezzanotte ha portato grida di richiesta di soccorso dalle moschee, sirene che gridavano e nuvole di lacrimogeni che si addensavano sulle strade intorno a bab al-zawiya. Tre giovani palestinesi giacevano morti per ferite multiple; due uccisi dall’esercito israeliano e l’altro caduto per gli spari di fucile a ripetizione di coloni avevano gridato “arabo, arabo” prima di scaricare pallottole nel suo corpo. Così sale a 43 in 18 giorni, il totale delle vittime Palestinesi, insieme a 1900 feriti.Ecco le nuove “misure di sicurezza” richieste da Netahyahu per al-Khalil. Specificano un aumento di violenza, disumanizzazione e terrore senza freni, verso un popolo sotto perenne occupazione.

Di mattina, il giovane Palestinese Fadel al-Qawasmeh camminava sulla Shuhada street, segregata a benefico dei coloni ebrei. Per i coloni che passavano, bastava l’etichetta di arabo per giustificare l’esecuzione a sangue freddo del giovane di 18 anni, solo per venire lui etichettato come terrorista arabo, quando gli ufficiali arrivati asserivano che il ragazzo aveva un coltello.

(Video Credit: Youth Against Settlements)

Il caso di Fadel è stato solo l’ultimo di una serie di presunti attacchi al coltello; se anche avesse avuto un coltello, cosa che i testimoni oculari negano e su cui un video di Youth Against Settlements mostra un soldato che passa qualcosa ad un altro soldato vicino al corpo dell’ucciso e questo che si abbassa e mette qualcosa vicino al morto.

Subito dopo l’uccisione, quando le forze israeliane avrebbero dovuto cercare prove video e fotografiche da testimoni del fatto o da essi direttamente, sono invece andati all’attacco. I Palestinesi in una casa proprio vicino a dove è successo l’assassinio, hanno avuto la casa assaltata, spaventando le famiglie all’interno, confiscando telefoni e computers, solo per dare tempo ai coloni di girarsi intorno e inventare delle prove contro i Palestinesi.

Mentre un membro di Youth Against Settlements che stava filmando veniva fermato e le sue prove messe a controllo, i coloni erano autorizzati a filmare il corpo del ragazzo sanguinante e senza soccorso: una oscenità comune tra soldati e coloni che si servivano te e biscotti mente il ragazzo stava morendo.

Solo un’ora più tardi, vicino alla moschea di Abramo, Bayan Eiseleh di 16 anni, veniva vista e ripresa mentre i soldati le gridavano contro in ebraico. Le foto la mostrano con le mani alzate e niente in mano. I testimoni riportano che Bayan arretrava spaventata mentre le urla continuavano. Pochi minuti dopo,  era per terra sanguinante dopo che le forze israeliane avevano scaricato una serie di colpi contro una donna disarmata. E per quante prove ci siano del contrario, Bayan rimane nei titoli che attraversano il mondo come un’altra Palestinese che voleva accoltellare un soldato israeliano; e come Netanyahu descrive la scena è come se avesse fatto un suicidio. Queste sono le ferite post morte inflitte in più di quelle inflitte in una vita di occupazione e soggiogamento.

Appena tramontato il sole, su Shuhada street, le forze israeliane hanno colpito e ucciso Tarek an-Natseh, dopo che non si era fermato a un ordine di stop. sarebbe saltato disarmato su uno dei soldati e poi colpito ancora e ancora e ancora. Questo porta a una domanda oltre il numero totale dei morti: forza eccessiva: non ci sono più modi di fermare che si immagina gli altri come minaccia? Pare di no.

Subito dopo l’uccisione, i coloni che impedivano l’avvicinarsi di una ambulanza, festeggiavano allegramente. Qualcuno sdraiato per terra per fermare l’ambulanza, il povero Tarek sarebbe morto più tardi.

 

Nelle ore successive, sono scoppiati scontri nella zona di Bab al-Zawye, mentre l’area di Tel rumeida veniva chiusa. Nessuno era autorizzato a uscire di casa e parecchi sono stati minacciati con i fucili per obbligarli a ritirarsi dalle finestre. Intanto fuori si sentivano continuamente gli spari.

Coloni hanno tagliato i reticolati che li tengono chiusi nell’insediamento di Kyriat Arba, per attaccare in duecento i villaggi di  Wad al-Huseen e Wad al-Nasara con pietre e bombe infiammate, obbligando le moschee a chiamare disperatamente in aiuto alla famiglia Danaa, la cui casa veniva attaccata da dozzine di coloni, che alla fine hanno fatto almeno tre feriti, il 40enne Imad e due minorenni, Abdullah, 13, e Muhammad, 17.

Quando si avvicinava la mattina, nuove misure erano messe in atto, incluso lo spiegamento di nuove forze attraverso Khalil, i quali sono, insieme ai coloni, i principali aggressori e istigatori di violenza contro i Palestinesi. Le misure di sicurezza non cambiano niente per i coloni, che possono continuare a fare i turisti nei luoghi degli assassinii di Palestinesi. E non riguardano le perquisizioni che ogni Palestinese deve subire nei suoi percorsi per al-Khalil. Nemmeno riguardano l’umiliazione delle perquisizioni delle borse o ogni altro oggetto personale che devi mettere a terra, sotto gli occhi divertiti dei coloni, e la ridicola restituzione quando ti ributtano la tua roba come se la schifassero.

 

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Palestinian man being body searched this morning in Tel Rumeida as part of new 'security measures' in Khalil.

Video di qualche perquisizione, capitate in un paio di ore a tel Rumeida (velocità accelerata e senza audio)

Mentre scriviamo, ore e ore di bombe sonore, gas lacrimogeni e proiettili di gomma/acciaio, dai tetti delle case Palestinesi, contro la gente

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