Coloni e soldati continuano a infierire sulla famiglia Daana

19 Ottobre 2015 | International Solidarity Movement, Al-Khalil team | West Bank, Palestina occupata

Parte della famiglia Daana, fin dal primo mattino erano seduti dietro la loro casa, dove esplosioni, spari e lacrimogeni erano i ricordi di tutta la notte. Di fronte alla casa dove vivono 16 bambini, compreso il più piccolo di tredici giorni, i resti di vetri rotti e sassi scagliati in giro; le prove della notte di violenza sopportata a causa dei coloni dell’insediamento illegale di Kyriat Arba, che avevano distrutto la rete che li divide dalle case Palestinesi per venire a danneggiare tutto.

Internazionali del gruppo ISM di al-Khalil si erano uniti alla famiglia dopo una notte di terrore che ad al-Khalil aveva lasciato dieci Palestinesi feriti. Abdullah Nasser Daana, di 13 anni, veniva bendato sul petto, dopo che una molotov tirata dai coloni lo aveva colpito. Quando suo cugino, Basil Khaled Daana di 16 anni, era corso ad aiutarlo, i coloni lo avevano bersagliato con grosse pietre, colpendolo malamente subito sopra la caviglia. Le ambulanze venivano fermate dal soccorso ai feriti, dopo che erano accorse alla chiamata dagli altoparlanti delle moschee che chiedevano aiuto in difesa della famiglia assediata.

16 year old Basil Daana's injuries from settler-thrown stone while aiding his injured 13 year old cousin.

il16enne Basil Daana ferito sopra la caviglia per essere corso ad aiutare il cugino

Il 25enne Emid Sayeed Daana, il cui polso viene bendato dopo una sassata, guarda preoccupato  dopo che ricominciano le urla e gli insulti da parte dei coloni. Una come tante volte in questa notte. “Ci gridano insulti”. Le sue parole mostrano la continuità delle angherie che puntualizzano la vita condita da esplosioni con cui si sperimenta la miseria dell’occupazione da parte di coloni e soldati. “Tutto questo è normale per noi, i lacrimogeni, gli spari. Dov’è la vita? dov’è la libertà?”

13 year old Abdullah Daana was injured by settler-thrown molotov.

La sua famiglia sempre in pericolo, aspetta il prossimo attacco. ” Se siamo 15 dentro la casa, altri 15 sono fuori con gli occhi aperti, in attesa”. Emid, in un raro momento di calma, mostra il suo diploma in comunicazione, e ci tiene, ma “Non possiamo stare tutti dentro, se lo facciamo icoloni romperanno le reti e verranno nelle nostre case, con i lacrimogeni dei soldati. Facciamo fatica a respirare qui, e un bambino di 15 giorni potrebbe rimanerci, a causa dei lacrimogeni.”

Per tutta la serata, assordati ad intermittenza dalle bombe sonore, i lacrimogeni riempivano l’aria, talvolta così insopportabili da obbligare qualcuno a correre all’interno coprendosi la faccia. Verso il mattino una bottiglia scagliata dai coloni si schiantava davanti alla casa.

Una persona della famiglia ha dormito fuori, insieme a deu internazionali, in attesa del prossimo attacco. Questa notte non ci sono stati altri sfondamenti, eppure ogni ora passta nella paura è un’ora di violenza contro di loro. Nel caos in crescita delle ultime due settimane, un’altra famiglia naviga nella crisi dei diritti umani legata alla schiacciante occupazione.

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