Uso eccessivo della forza e punizione collettiva durante le manifestazioni in ricordo dei prigionieri politici palestinesi

17 aprile 2016 | International Solodarity Movement, al-Khalil team | Kafr Qaddum, Nabi Saleh e Ofer,  Palestina occupata

Il 15 aprile, manifestazioni settimanali contro l’occupazione israeliana si sono tenute in tutta la West Bank occupata per commemorare ‘la giornata del prigioniero’.

Il villaggio di Kafr Qaddum ha avuto chiusa la strada di accesso principale alla città palestinese di Nablus già da13 anni. Tengono manifestazioni settimanali contro la chiusura di questa strada, che è stata inizialmente chiusa, al fine di permettere la libera circolazione per i coloni dal vicino insediamento illegale Qedumim. Questo venerdì le forze israeliane hanno  inondato i manifestanti e parte del villaggio con gas lacrimogeni, provocando a
decine di persone la necessità di un intervento medico di emergenza per eccessiva inalazione di gas lacrimogeni. In un atto fin troppo comune di punizione collettiva, le forze israeliane non hanno come unico obiettivo colpire i manifestanti con gas lacrimogeni e proiettili di metallo ricoperti di gomma, ma anche inondare le abitazioni civili nel villaggio con la ‘ skunk water’ .La mattina presto, prima dell’inizio della manifestazione, le forze israeliane hanno chiuso l’ingresso del villaggio, arbitrariamente (e illegalmente) dichiarandolo una ‘zona militare chiusa’, al fine di evitare che gli attivisti internazionali ed israeliani potessero partecipare alla manifestazione.

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Le forze israeliane pronte a sparare alla manifestazione a Kafr Qaddum

Nel villaggio di Nabi Saleh, gli abitanti dei villaggi, attivisti internazionali e giornalisti che dimostrano contro l’occupazione israeliana e il furto di terre, sono stati attaccati non solo dalle forze isralneliane, ma in aggiunta da coloni della colonia illegale di Halamish. Le forze israeliane hanno inondato la protesta con gas lacrimogeni, provocando diversi casi di eccessiva inalazione di gas lacrimogeni.

Le forze israeliane del complesso della prigione militare di Ofer hanno sparato granate assordanti, lacrimogeni, proiettili di metallo ricoperti di gomma, così come proietili letali contro i manifestanti disarmati. Hanno arrestato quattro manifestanti e, in un atto di punizione collettiva, sono entrati nel villaggio di Beitunia arbitrariamente sparando gas lacrimogeni nelle strade causando ai civili sofferenza  per eccessiva inalazione di gas lacrimog

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Strade piene di gas lacrimogeni nel villaggio di Beitunia

eni.

Palestinesi e sostenitori in tutto il mondo prendono parte alla giornata di commemorazione dei prigionieri il 17 aprile di ogni anno, in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane. Ci sono almeno 7000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, 750 dei quali si trovano in ‘detenzione amministrativa’ senza accusa né processo. Questo include i 1400 minori di età inferiore ai 18 da ottobre 2015. Secondo la legge militare israeliana – che è efficace in tutta la Cisgiordania – i bambini palestinesi di appena 12 anni possono essere arrestati dalle forze israeliane. In molti di questi casi i bambini si vedono negato l’accesso a familiari, avvocati e ai loro più elementari diritti umani. Essi sono spesso interrogati, intimiditi e minacciati fisicamente e psicologicamente, senza la presenza di un membro della famiglia o avvocato. Di conseguenza questi bambini possono essere costretti a firmare confessioni in ebraico, una lingua che non capiscono.

La maggior parte dei prigionieri palestinesi vengono trasferiti in carceri all’interno dei territori israeliani. Questo atto è illegale secondo il diritto internazionale che vieta il trasferimento di prigionieri dai territori palestinesi occupati in un’area dove possono ricevere solo le visite dei familiari dopo avere fatto domanda e avere ricevuto il permesso da parte del governo israeliano. Si tratta di un permesso, naturalmente, che è molto raramente concesso.

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