Ancora sull’acqua: grandine di gas lacrimogeni su pacifici abitanti del villaggio mentre protestavano contro il furto dell’approvvigionamento idrico a Kafr Malik da parte dei coloni

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16 agosto 2019 | International Solidarity Movement| Kafr Malik, Ramallah, Palestina occupata

Questo è il terzo di una serie di rapporti che documentano il controllo e la devastazione delle fonti d’acqua da parte di Israele come strumento di oppressione.

Gli abitanti di Kafr Malik, una città a nord-est di Ramallah, hanno marciato oggi verso la zona di Ain Samia per protestare contro il furto di Israele dell’approvvigionamento idrico del villaggio, che è stato dirottato verso un nuovo insediamento illegale.
I manifestanti hanno riferito all’ISM che anche 20 ettari di terra sono stati rubati dal villaggio, dove vivono circa 3000 palestinesi, e consegnati a sole cinque famiglie di coloni.
Centinaia di persone hanno partecipato alla marcia e alla preghiera – organizzate congiuntamente da Fatah e dai partiti nazionale e islamico – incluso il capo del monastero cattolico romano in Palestina Abdullah Yolio.
La protesta pacifica è stata immediatamente bombardata da colpi di gas lacrimogeni (visti nel video sotto) sparati dalle forze di occupazione, nonché da centinaia di proiettili d’acciaio rivestiti di gomma e bombe sonore.

I soldati israeliani hanno anche tentato di confiscare bandiere palestinesi da manifestanti e giornalisti presi di mira, interrompendo le riprese e costringendoli a muoversi se si fossero rifiutati di ottemperare a quelli che sembravano ordini del tutto arbitrari. La Mezzaluna Rossa ha curato diverse persone per inalazione di gas lacrimogeni, incluso un ISMer che è stato portato via in ambulanza.
Ha detto che i soldati israeliani: “… sono saliti sulla collina dietro di noi e hanno sparato direttamente ai giornalisti che filmavano sulla collina sopra la protesta”. L’ISMer non ha subito ferite gravi.

I manifestanti tra cui il capo del monastero cattolico romano soffrono di inalazione di gas lacrimogeni

I gas lacrimogeni incendiano la collina asciutta nella protesta di Kafr Malik

Essere tagliati fuori dall’approvvigionamento idrico locale ha gravi implicazioni per le comunità locali palestinesi e viene usato come mezzo di oppressione in Cisgiordania, dalla valle del Giordano alle colline del sud di Hebron.
Il taglio delle risorse idriche palestinesi non è solo una questione di trattamento preferenziale o discriminazione. È uno sforzo attivo per costringere i palestinesi a uscire dalle loro case applicando una pressione psicologica ed economica alle comunità presenti. L’effetto cumulativo di attacchi di coloni e atti vandalici, molestie militari e privazione economica fanno tutti parte del tentativo di rompere il movimento di resistenza palestinese. Lo scopo è costringere le persone ad essere troppo preoccupate per le paure costanti, oltre a rendere l’esistenza quotidiana così difficile da smettere di resistere.
Non vi è alcun motivo per cui alle persone debbano essere negati i diritti umani fondamentali e i mezzi per vivere, e questo è ancora peggio quando i mezzi per farlo sono a portata di mano e vengono portati via da loro. Il controllo delle risorse idriche da parte dello stato di apartheid israeliano è un aspetto essenziale dell’oppressione dei palestinesi ed è una delle questioni più urgenti per i palestinesi che cercano di recuperare i loro diritti e autonomia.

Preghiera sotto controllo

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