Palestina, la leggenda della procrastinazione senza fine

21 aprile 2022 | Mohammad Makram Balawi

https://www.middleeastmonitor.com/20220421-palestine-the-tragedy-of-endless-procrastination/

Tribunale penale internazionale all’Aia, 30 luglio 2016

Gli americani e gli europei non prendono sul serio i crimini israeliani commessi contro i palestinesi, mi ha detto ieri un esperto di diritto internazionale, aggiungendo che usano selettivamente le organizzazioni internazionali, inclusa la Corte penale internazionale (CPI) per punire i loro nemici. Abbiamo visto quello che è successo in Ucraina. “Il pubblico ministero della CCI ha visitato l’Ucraina dopo soli sette giorni, ma non è stato in grado di visitare la Palestina per più di 70 anni. La CPI e organizzazioni simili sono molto lente quando si tratta della Palestina, ma quando si tratta degli interessi dei loro creatori, diventano forti e decise”, mi ha detto. 

In effetti ciò che sta accadendo in Palestina non è ambiguo o sconosciuto. Al contrario, dopo più di 70 anni di aggressione straniera alla Palestina e al suo popolo, il report dell’International Crisis Group ‘The Israeli Government’s Old-New Palestine Strategy’ mostra che il problema e le soluzioni sono chiarissime in America e in Europa.
Il report descrive come il nuovo governo israeliano guidato da Naftali Bennett abbia alluso alla politica di “ridurre il conflitto”, questo migliorerebbe leggermente le condizioni economiche miserabili in cui vivono i palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gaza piuttosto che cercare una soluzione politica, ma continua a seguire le politiche dell’era Netanyahu. 

Sebbene sia riuscita a conquistare la simpatia di alcuni disamorati leader occidentali, che non hanno comunque alcun desiderio di confrontarsi con Israele sulle sue politiche nei confronti dei palestinesi, ha mostrato una strategia che ha ripetutamente fallito nel realizzare progressi verso la pace. Il rapporto dell’ICG spiega come il “gesto di buona volontà economica” di Israele fornisca copertura per la sua espansione degli insediamenti e per i cambiamenti dello status quo storico a Gerusalemme est e la repressione congiunta praticata da Israele e dall’Autorità Palestinese. 

L’attuale governo si basa sull’eredità del suo predecessore per quanto riguarda la costruzione e l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, guidato da un forte movimento di coloni, attraverso il quale è stato in grado di espandere gli insediamenti in un modo che rende la soluzione a due stati sempre più difficile da immaginare, mentre gli schemi organizzativi degli insediamenti sono descritti come “un piano per uno stato basato su un’unica rete elettrica e infrastrutturale” e una forza integrata e sovrana che prende tutte le decisioni nell’area tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo.

Secondo il report, il piano del ministro degli Esteri Yair Lapid per la Striscia di Gaza include l’adozione di misure per ripristinare le sue infrastrutture e allentare alcune restrizioni, a condizione che Hamas si impegni al disarmo. Questo è del tutto inverosimile, perché presuppone che Hamas acconsentirà a fermare la sua lotta armata mentre Israele sta ancora assediando la Striscia e l’occupazione continua. Tale politica equivale ad una punizione collettiva della popolazione.

Il report ritiene che Bennett non allenterà l’assedio imposto alla Striscia di Gaza e non prenderà misure in questo contesto, perché non può sostenere il costo politico dell’allentamento dell’assedio. Invece, afferma, il governo di Bennett vuole che l’Autorità Palestinese prenda il controllo della Striscia. Il blocco imposto alla Striscia di Gaza, come spiega il report, è il fattore alla base della maggior parte delle escalation negli ultimi 15 anni e, se continua, un ritorno alla violenza è una possibilità realistica, anche se nessuna delle parti vuole uno scontro militare. 

Per quanto riguarda la comunità internazionale, il report evidenzia che l’amministrazione Biden non ha mantenuto gli impegni assunti per invertire le decisioni di Trump e riaprire il consolato americano ai palestinesi a Gerusalemme est, ed ha invece espresso il suo sostegno “decisivo” a Israele.
Quanto all’Unione Europea e ai governi europei, le loro risposte si sono limitate a dichiarazioni diplomatiche di fronte alle misure israeliane contro i palestinesi. In effetti, alcuni governi europei non vedono alcun vantaggio nel resistere a Israele.

Il report conclude che Israele e le potenze occidentali dovrebbero essere ritenute responsabili della situazione attuale e devono adottare misure per garantire la stabilità. Le potenze globali dovrebbero premere per una tregua a lungo termine nella Striscia di Gaza, tornare allo status quo all’Haram Al-Sharif (Moschea di Al-Aqsa), fermare gli ordini di sfratto a Gerusalemme est e le demolizioni di case in tutta la Gerusalemme occupata e in Cisgiordania , fermare l’espansione degli insediamenti e sostenere lo svolgimento di elezioni palestinesi, anche a Gerusalemme. È anche importante rivedere le condizioni che il Quartetto – Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Russia – ha imposto ad Hamas negli ultimi 15 anni; riconoscimento di Israele, rinuncia alla violenza e accettazione di tutti i passati accordi israelo-palestinesi, in un modo che consenta all’organizzazione almeno di partecipare a un governo di unità. Israele deve essere ritenuto responsabile per la sua sistematica discriminazione, violenza ed espropriazione di proprietà materiali e morali. 

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

 

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