15 marzo 2024
Con l’avvento del mese sacro del Ramadan, più di 9.100 prigionieri palestinesi nelle carceri dell’occupazione si trovano ad affrontare una politica di fame e della privazione della pratica dei rituali religiosi.
Il Club dei Prigionieri ha aggiunto in un comunicato che la politica della fame è peggiorata in un modo senza precedenti dopo il 7 ottobre, a seguito di una serie di misure imposte, tra cui la chiusura della cosiddetta “cantina dei prigionieri”, la confisca del cibo rimanente nelle scorte dei prigionieri e la riduzione dei pasti; il cibo loro fornito era scadente in quantità e qualità, il che incideva sulla loro sorte, soprattutto quella dei malati, e contribuiva al peggioramento delle loro condizioni di salute. Anche il gettare nelle celle migliaia di detenuti dopo il 7 ottobre senza fornire cibo ha contribuito al peggioramento della politica della fame.
La politica della fame ha costituito la politica più pericolosa imposta dall’occupazione dopo il 7 ottobre, oltre alla tortura e agli abusi, che hanno colpito tutti i prigionieri uomini e donne, così come i bambini detenuti, e hanno causato loro problemi di salute, in particolare per il loro sistema digestivo, oltre alla perdita di peso di cui soffrono oggi tutti i detenuti.
Il Club dei Prigionieri ha continuato dicendo che la questione del cibo è apparsa nelle testimonianze dei prigionieri come una questione importante e fondamentale nell’ultimo periodo. Oltre alla scarsa quantità e qualità del cibo fornito dall’amministrazione penitenziaria, essa porta deliberatamente cibo non ben cotto, e in alcuni centri e campi di detenzione, specificatamente affiliati all’amministrazione militare, come “Etzion”, alcune scatolette scadute sono state fornite come cibo per i detenuti.
Privare i detenuti della pratica dei riti religiosi.
Oltre alla politica della fame, l’amministrazione penitenziaria ha privato i prigionieri della chiamata alla preghiera e della preghiera collettiva, anche all’interno delle celle. I prigionieri sono stati soggetti ad attacchi molte volte dopo aver tentato di pregare o anche solo di leggere il Corano con voce chiara. Inoltre, in molte carceri, in particolare quella di Naqab, il Corano è stato confiscato ai prigionieri nel primo periodo dopo l’aggressione [a Gaza], i prigionieri hanno anche difficoltà nell’effettuare le abluzioni rituali a causa della riduzione dell’acqua fornita loro.
Alla luce dello stato senza precedenti di isolamento collettivo imposto ai prigionieri, privandoli di ogni mezzo di comunicazione con il mondo esterno, comprese le radio e le limitate stazioni televisive a loro disposizione prima del 7 ottobre, migliaia di loro hanno difficoltà anche a conoscere gli orari di preghiera all’interno delle celle.
In che modo il cibo scadente ha portato al martirio del detenuto Mohammed Ahmed Al-Sabbar?
Il caso del martire e detenuto amministrativo Mohammed Ahmed Al-Sabbar è stato uno dei casi più importanti legati alla politica di fame e alla scarsa qualità del cibo che gli veniva fornito. Da prima del suo arresto, Mohamed soffriva di problemi intestinali e aveva bisogno di cibo speciale oltre a controlli sanitari, e il fatto che il suo cibo fosse esclusivamente legumi gli causò un forte gonfiore all’intestino, che portò ad un peggioramento delle sue condizioni di salute e al suo martirio, l’8 febbraio, e ancora oggi l’occupazione continua a trattenere il suo corpo.
L’occupazione pratica l’umiliazione e la fame nei confronti dei detenuti.
Vale la pena ricordare che, alla luce della continua attuazione da parte dell’occupazione del reato di rapimento forzato di detenuti di Gaza, non sono disponibili informazioni sufficienti sul cibo fornito loro come parte delle condizioni di detenzione, ma alla luce delle testimonianze giunte tra coloro che sono stati rilasciati, hanno confermato di aver sofferto a causa della politica di fame, umiliandoli deliberatamente per procurarsi il cibo.
Segnaliamo inoltre che, tra quanto riportato dai prigionieri rilasciati dalle carceri, l’amministrazione carceraria chiede ai detenuti di Gaza di “abbaiare” quando portano i pasti.
Il numero dei prigionieri nelle carceri dell’occupazione è più di 9.100, inclusi 3.558 detenuti amministrativi, circa 200 bambini e 61 donne detenute.
International Solidarity Movement
L’ISM (International Solidarity Movement) è un movimento internazionale nato nel 2001, che supporta la lotta di liberazione palestinese con la pratica della nonviolenza attiva.
Esso si basa su quattro principi:
- Guida palestinese
- Azioni nonviolente
- Metodo del consenso
- Contro ogni forma di discriminazione
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