Per i fatti di Padova, molto legati alla Palestina

Abbiamo appreso con dolore e rabbia delle misure cautelative
(quattro arresti, cinque obblighi di firma, due divieti di dimora) agli
undici compagn* di Padova, con l’assurda accusa di associazione a delinquere,
per aver partecipato ed organizzato gesti d’amore quali occupazioni di case sfitte con persone in difficoltà, o resistenza a sfratti.
Abbiamo conosciuto molti di loro nelle strade e nelle manifestazioni: sono compagni a cui vogliamo bene. Mandiamo loro un abbraccio e tutta  la nostra solidarietà.__ _

_Abbiamo appreso con rabbia e dolore che la sede dell’associazione
Nicola Paisan, dove si svolgevano incontri, riunioni, doposcuola
per i bambini ed era diventato un punto di riferimento per il quartiere,
è stata messa sotto sequestro. In questa stessa sede in passato
abbiamo svolto un training per attivist* in partenza per la Palestina.
Vogliamo ribadire che, con questo gesto, lo Stato non riuscirà a
“mettere sotto sequestro” la nostra voglia di incontrarci e di creare rete.__ _

_Abbiamo appreso con rabbia e dolore che le attrezzature di RadiAzione, web-radio che dava voce (e, siamo sicur*, anche in futuro continuerà a dare voce) alle lotte sociali e all’informazione alternativa, sono state sequestrate. Quella stessa radio, durante l’ultima offensiva a Gaza, ha trasmesso dirette quotidiane portando la voce dei palestinesi che li vivevano. Ma noi sappiamo, e lo sa anche lo Stato, che nemmeno così riusciranno a mettere a tacere le mille voci con cui raccontiamo una verità diversa dalla sua.__ _

_Quando il sistema ha paura, attacca per frammentare e mettere a
tacere. Qui, come in Palestina, come in tante altre parti del mondo.
__Il sistema ci immagina separati e deboli. Ci troverà uniti,
organizzati e forti.

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Le forze israeliane usano violenza eccessiva contro manifestazione pacifica ad Hebron

20 Febbraio 2016 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata

Il 20 febbraio 2016 il comitato per la difesa di Hebron ha organizzato una manifestazione con lo slogan: “Smantellate il Ghetto, portate i coloni via da Hebron”, nella occupata al-khalil (Hebron). Le forze israeliane hanno attaccato la pacifica dimostrazione con granate assordanti e arresto di parecchi attivisti.

Demonstrators marching under the banner of 'take the settlers out of Hebron'

Manifestani con lo striscione “portate via i coloni da Hebron”

La manifestazione è iniziata dopo la preghiera del mezzogiorno alla moschea Ali Bakr e si è pacificamente diretta verso l’entrata di Shuhadah stret nel mercato Palestinese, gridando slogan contro l’ occupazione e pretendendo libertà. Dopo che la manifestazione pacifica ha raggiunto Bab-al-baladiyya nella cxittà vecchia, le forze israeliane si sono velocemente riunite dietro il cancello che porta direttamente a Shuadah street, chiuso per i Palestinesi fin dal massacro nella moschea di Abramo nel 1994.

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I palestinesi molestati in modo aggressivo dalle forze israeliane mentre si recano alla preghiera

19 Febbraio 2016 |  International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata

In data 19 febbraio 2016, con i palestinesi che si recano alla preghiera del venerdì alla Ibrahimi Mosque nella occupata al-Khalil (Hebron), le forze israeliane  fermano,  ritardano, procedono a perquisizioni corporali.

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I palestinesi passano dalle forze israeliane pesantemente armate sulla strada di casa dalla preghiera del Venerdì.

Come ogni Venerdì, uomini palestinesi, donne e bambini hanno fatto la loro strada attraverso la varietà di posti di blocco, tornelli, controlli delle forze israeliane pesantemente armati per poter partecipare alla preghiera di mezzogiorno del venerdì nella Moschea di Ibrahim nella città vecchia di al-khalil Continue reading

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11 anni di resistenza pacifica a Bil’in

 18 febbraio 2016 / International Solidarity Movement, Ramallah team / Bil’in, Palestina occupata

I residenti del villaggio di  Bil’in, marceranno per celebrare l’undicesimo anno dall’inizio della loro protesta settimanale contro l’occupazione. Questo piccolo villaggio per più di un decennio ha unito Palestinesi e internazionali a sostegno della loro causa, seguendo un modo pacifico e non-violento di resistere contro il furto illegale della loro terra.

Palestinians take part in one of the nonviolent demonstrations against Israel's wall in Bilin, September 2006. (Oren Ziv/ActiveStills)

Palestinesi in una delle loro manifestazioni non-violente contro il muro israeliano a Bil’in, Settembre 2006. (Oren Ziv/ActiveStills)

Le proteste sono cominciate nel 2005, quando le forze israeliane hanno cominciato ad estirpare ulivi di proprietà dei Palestinesi, proprio alle porte del villaggio, pretendendo che dovevano liberare la strada per il futuro muro che avrebbero costruito per ragioni di sicurezza.

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Bambini che vivono nella zona militare chiusa si godono una giornata di divertimento sotto l’ombra dell’occupazione

13 febbraio 2016 | International Solidarity Movement,  al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata

Il 13 febbraio 2016 Youth Against Settlements nella occupata al-Khalil (Hebron) ha organizzato attività per bambini di fronte al Shuhada Street checkpoint.

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I bambini disegnano durante il giorno di divertimento organizzato da YAS

Circa 50 bambini provenienti dai quartieri situati sul lato H2  (controllato interamente dai militari  israeliani) del punto di controllo – Tel Rumeida e la piccola striscia di Shuhada Street ancora accessibili per i palestinesi – hanno partecipato all’evento organizzato dal gruppo palestinese Youth Against Settlements   insieme a Zleikha Muhtaseb residente nella città vecchia. Continue reading

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Mohammed al-QiQ in punto di morte: firma la petizione di Avaaz per chiedere la sua libertà, ADESSO!

12 Febbraio 2016 | International Solidarity Movemeng,  Ramallah tesm | Palestina occupata

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Il giornalista, Mohammed al-QiQ, nel suo letto d'ospedale sull'orlo della morte. Photo credit: ALRAY Palestinian Media Agency

Il giornalista di 33 anni, Mohammed al-QiQ, è al  suo 80 ° giorno di sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione senza accuse né processo. la salute di Al-QiQ si è deteriorata al punto di morte imminente.

Stiamo facendo un appello alla comunità internazionale per firmare la petizione di Avaaz per chiedere al Parlamento europeo di liberare Mohammed al-QiQ e chiedere all’Unione europea di sospendere il suo accordo di associazione con Israele fino a quando non sarà conforme al diritto internazionale.

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Profughi palestinesi in fuga dalla Siria cercano casa a Gaza

11 Febbraio, 2016 | International Solidarity Movement, Gaza team | Khan Younis, Striscia di Gaza, Palestina occupata

Il profugo palestinese Heesham Ahmed El Khoranin e la sua famiglia sono già sopravvissuti a 2 attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza da quando è tornato dopo la fuga dalla Siria nel 2011.

I nonni di Heesham sono nati a  Masmiya, 42 km a nord di Gaza, uno dei tanti villaggi spazzati via dalle milizie sioniste durante la Nakba. Nel 1948 sono stati costretti a fuggire e si sono stabiliti a Khan Younis, dove è nato Heesham. Ha vissuto lì fino a quando l’esercito israeliano ha occupato Gaza nel 1967 e costretto i suoi genitori a fuggire dalla Palestina. Si sono poi spostati nella città siriana di Daraa, dove ha sposato una donna siriana e ha avuto 6 figli.

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Il quartiere in cui Heesham ha vissuto a Daraa, dopo il bombardamento

Hanno vissuto in pace fino al 2011, quando è iniziata la guerra in Siria, Heesham ha spiegato. “I cecchini sparavano a qualunque cosa si muovesse nella nostra città, le persone, gli animali. . . hanno ucciso i bambini anche giovani di solo 10 anni davanti ai miei occhi “. Molti dei loro vicini sono stati rapiti e torturati dall’esercito siriano, compresi i bambini. Heesham ha parlato di come “uno dei padri ha rifiutato di cedere  suo 13 anni figlio all’esercito, quindi hanno preso ciascuno di essi e il padre poteva ascoltare il modo in cui torturavano suo figlio.” Continue reading

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Famiglia di Gerusalemme dopo la demolizione

10 febbraio 2016 |  International Solidarity Movement, Ramallah team | Gerusalemme Est, Palestina occupata
Ieri sera, siamo andati a visitare una vedova di 55 anni, Kifaya Rishek, dopo che la sua casa a Beit Hanina, Gerusalemme est, è stata demolita il 27 gennaio.

Dopo aver perso la sua casa a Beit Hanina, dove viveva insieme ai suoi cinque figli e 16 nipoti, Kifaya si è ora spostata con la sua famiglia in un appartamento al 5 ° piano più piccolo nel campo profughi di Shuafat, Gerusalemme est.

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Il campo profughi di Shuafat è completamente circondato da un muro dell'Apartheid e i suoi abitanti devono attraversare il checkpoint Shuafat al fine di accedere alla città di Gerusalemme.

Suo figlio, Ashraf, che viveva con lei a Beit Hanina, ora affitta un appartamento per 1.500 shekel al mese nello stesso campo, dove vive con i suoi 4 figli e la moglie. Suo fratello, Murad, ha douto anche lui trovare un nuovo posto dove vivere e si è trasferito con la moglie e i quattro figli nella Città Vecchia. Continue reading

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Pattuglia militare intimidatoria nel mercato palestinese

9 febbraio 2016 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata

Martedì 9 Febbraio 2016, le forze israeliane hanno pattugliato il mercato palestinese occupato di al-Khalil (Hebron), attaccando e minacciando i residenti.

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Le forze israeliane in pattuglia attraverso il mercato palestinese

Un gruppo di soldati hanno marciato attraverso il souq, il principale mercato palestinese dopo la chiusura di Shuhada Street ai palestinesi dopo la strage alla moschea Ibrahimi  nel 1994. Ogni maschio adulto o giovane è stato fermato sul suo lavoro  e sono stati costretti dai soldati israeliani a sollevare le loro camicie e pantaloni, così come richiesti di gettare le loro ID per terra. Dopo aver lanciato le loro ID a terra i soldati israeliani hanno ordinato agli uomini di tornare indietro, in modo da poter raccogliere gli ID da una ‘distanza di sicurezza’. La maggior parte dei palestinesi sono stati respinti dopo questa procedura umiliante, mentre alcuni di loro sono stati arrestati per minuti o violentemente
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100 giorni di punizione collettiva per i residenti di Hebron

7 Febbraio 2016 | International Solidarity Movement | Hebron, Palestina occupata

L’8 febbraio segna cento giorni da quando le forze israeliane hanno dichiarato il quartiere Tel Rumeida e la parte adiacente di Shuhada Street “zona militare chiusa”, richiedendo ai residenti di registrarsi con l’esercito israeliano ed avere numeri assegnati, al fine di poter accedere alle loro case, mentre tutti gli altri palestinesi e  internazionali difensori dei diritti umani sono esclusi dall’entrare nell’area. Il 5 febbraio l’esercito israeliano ha emesso un ordine che estende ufficialmente la zona militare chiusa fino al 1 marzo, con la possibilità di ulteriore rinnovo.

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Durante questo periodo i residenti palestinesi hanno affrontato un aumento delle restrizioni arbitrarie di movimento e di molestie che non hanno alcun fondamento in problemi di sicurezza presunte per Israele. Mentre i residenti subiscono minacce continue per mano delle forze israeliane e dei coloni degli insediamenti illegali israeliani situati direttamente nelle adiacenze del loro quartiere, i  palestinesi e internazionali difensori dei diritti umani devono affrontare l’esclusione mirata dalla zona. L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha riferito che i residenti palestinesi sono chiaramente sottoposti a punizione collettiva. Essi “non sono sospettati di alcun illecito eppure sono costretti a subire gravi interruzioni nella loro vita quotidiana, semplicemente perché hanno avuto la sfortuna di vivere o lavorare in quartieri che i militari hanno deciso di chiudere.”  Gli internazionali e le organizzazioni palestinesi hanno invitato la comunità internazionale a fare pressione su Israele a sollevare la zona militare chiusa a Hebron, in quanto costituisce una violazione illegale del diritto alla libertà dei residenti palestinesi, punizione collettiva sotto le convenzioni Ginevra. Continue reading

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