Notte di raid israeliani, uccisi due palestinesi

Gerusalemme, 19 dicembre 2013, Nena News- E’ stata una notte di incursioni israeliane nelle aree A della Cisgiordania che pure, secondo gli accordi di Oslo, sono sotto il pieno contro dell’Autorità nazionale palestinese. Gerusalemme, 19 dicembre 2013, Nena News- E’ stata una notte di incursioni israeliane nelle aree A della Cisgiordania che pure, secondo gli accordi di Oslo, sono sotto il pieno contro dell’Autorità nazionale palestinese.
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Nel raid compiuto nel campo profugh di Jenin – allo scopo, ha detto un portavoce militare israeliano, di arrestare un presunto capo locale di Hamas – è stato ucciso Nafea Saadi, 23 anni, che con altri giovani era sceso in strada a protestare contro l’incursione delle forze di occupazione. Almeno altri otto palestinesi sono stati feriti, alcuni dei quali in modo grave. 

Secondo Israele anche Saadi era un attivista di Hamas e i dimostranti avrebbero sparato e lanciato granate artigianali contro le forze militari. A Jenin non confermano questa versione dell’accaduto.

Poco dopo un altro palestinese, Samir Yasin, 28 anni, membro delle forze di sicurezza dell’Anp, è caduto in un agguato di una unità speciale a Qalqilya. La popolazione, come a Jenin, subito dopo si è riversata in strada per protestare lanciando anche bottiglie incendiarie.

Nel 2013 Israele ha intensificato i raid nei centri abitati della Cisgiordania uccidendo una ventina di palestinesi, in gran parte durante le proteste scattate dopo le incursioni. Nena News

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Intervista a Hashem Azzeh: «Vogliono che me ne vada, ma non mi arrenderò mai, lotteremo fino a quando otterremo la libertà»

18 Dicembre 2013 | International Solidarity Movement | Palestina Occupata

Hashem Younes Azzeh, 50 anni, abita a Tel Rumeida, è sposato e ha quattro
bambini. E’ laureato all’università di Hebron e della Giordania.

Israeli settlers and soldiers disrupt olive harvest, Hebron, Wes

Hashem raccoglie le sue olive a tre metri dalle costruzioni (abusive) dei coloni

 

– Puoi parlarci della situazione a Hebron in generale e del perchè sia un
caso unico nella West Bank?

La città di Hebron è divisa in due parti. Una parte viene chiamata H1,
sotto controllo dell’Autorità Palestinese, e l’altra H2, sotto controllo
militare israeliano. La mia casa si trova a Tel Rumeida. Tel Rumeida e
Shuhada Street sono sotto controllo israeliano. Questo fu stabilito negli
accordi di Hebron del 1997. L’altra particolarità di Hebron sono gli
insediamenti [Hebron è l’unico luogo nella West Bank in cui gli
insediamenti sono stati creati all’interno della città].

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Per finire il Prawer Plan non verrà abbandonato

16 Dicembre 2013 / Fonte: 729 magazine, Mairav Zonszein

Un ex-generale che soprintende al progetto di legge dice di non aver
ricevuto nessun ordine di fermare il processo legislativo.

beduini e internazionali gridano slogan durante la manifestazione del 30-11

Il Prawer Plan in fin dei conti potrebbe non essere rinviato. Quattro
giorni dopo che uno degli ideatori della proposta di legge, Benny Begin,
aveva annunciato la sospensione di questo piano che prevede lo sfollamento
di circa 40.000 beduini nel Negev, un ex generale dell’IDF a capo
dell’unità che ha il compito di implementare il piano di «spostamento»,
lunedì ha fatto sapere ad Haaretz di non aver ricevuto nessun ordine di
sospendere il piano e che sta continuando le procedure per la sua messa in
atto.

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In vista delle peggiori tempeste di neve da anni, l’IOF demolisce delle case palestinesi

 13 dicembre/ Fonte: +972 magazine, Noam Sheizaf

Foto: bambini palestinesi a Khirbat Yarze, dove l’IDF martedì 10 dicebmbre ha distrutto delle case, 10 dicembre 2013 (Foto: Attef Abu-Arub, B’Tselem)

Il Medio Oriente sta vivendo una delle peggiori tempeste invernali che ha colpito la regione negli ultimi anni. Le catene montuose dalla Siria al Sinai sono ricoperte di neve e le zone costiere sono colpite da grosse precipitazioni. Le varie autorità statali e locali della regione stanno lavorando per dare un rifugio alle persone senza tetto e soccorrere quelle colte alla sprovvista dalla tempesta.
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Gaza: “Free the holy land sea”

di Rosa Schiano, per Nena news e Reteitalianaism

Gaza, 17 dicembre 2013, Nena News – “Free the holy land sea” è una tre giorni di protesta dei pescatori di Gaza che è iniziata oggi e terminerà giovedì 19 dicembre. I pescatori, supportati dai principali centri per i diritti umani di Gaza (Palestinian Center for Human Rights e Mezan Center for Human Rights), hanno allestito una tenda al porto di Gaza city ella quale sono state esposte fotografie riportanti violazioni che subiscono, scattate durante le aggressioni in mare e striscioni con messaggi di solidarietà.

La tre giorni è una protesta contro il blocco navale sulla Striscia di Gaza rafforzato da Israele attraverso i constanti attacchi contro i pescatori palestinesi.

Nella struttura questa mattina erano presenti pescatori, attivisti internazionali e palestinesi per i diritti dei pescatori e dei detenuti politici, le organizzazioni per i diritti umani. Esponenti politici sono venuti a dare il loro saluto ed esprimere solidarietà ai pescatori. Continue reading

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Raccoglieva patate, un giovane palestinese ferito dal fuoco israeliano

fonte: ilblogdioliva.blogspot.it

Questa mattina un giovane palestinese è rimasto ferito dal fuoco israeliano in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza. 

Mohammed El Shanbary, 17 anni, stava raccogliendo patate in un terreno agricolo in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza. “Sono andato a lavoro alle 9.00 del mattino, dopo circa 30 minuti i soldati hanno iniziato a sparare”, ci ha raccontato Mohammed.

Mohammed si trovava con un altro lavoratore ed il proprietario del terreno, a circa 500 mt di distanza dal muro che separa la Striscia di Gaza dai territori che Israele ha occupato nel 1948, tra Beit Lahia ed il villagio beduino.

Mohammed e suo padre Rafiq pensano che i proiettili siano stati sparati dalle torri di controllo disposte lungo il confine, all’interno di cui si trovano mitragliatrici automatiche.

Un proiettile ha ferito Mohammed alla tibia sinistra. Mohammed ha perso i sensi, il proprietario del terreno ha chiamato suo padre chiedendo di chiamare un’ambulanza. L’ambulanza ha trasportato Mohammed al Kamal Odwan hospital. Continue reading
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Maltempo a Gaza

A causa del maltempo, a Gaza, ci sono vie di comunicazione interrotte, intere aree allagate, centinaia di famiglie evacuate, numerosi feriti e quattro morti. L’assedio e l’occupazione sioniste contribuiscono ad aggravare la situazione per decine di migliaia di persone.

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La principale via di comunicazione tra nord e sud della striscia di Gaza si chiama strada Salaheddin, e, in questi giorni, è molto difficile da percorrere perché è allagata. Il microbus che parte da Gaza, per arrivare a Rafah, deve riuscire ad evitare profonde pozze d’acqua, e le evita passando da una corsia all’altra, scavalcando lentamente e faticosamente l’aiuola che le divide. Alcune auto sono bloccate, perché l’acqua troppo alta arriva al motore e le mette fuori uso; ci sono carretti tirati da asini, che camminano con le zampe in acqua.

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Lettera da al-Walaja: guerre, muri, e ora strade

10 Dicembre 2013 / Fonte: +972 mag

Un progetto per la costruzione di una nuova strada, che dovrebbe permettere di accedere al Monastero di Cremisan da Israele e da Gerusalemme, separerà il villaggio di al-Walaja, nella zona di Betlemme, dalle proprie terre.

Le sue terre erano state confiscate e i suoi abitanti sfollati nel 1948; negli ultimi anni Israele ha iniziato a circondare completamente il villaggio con il muro di separazione, accaparrandosi ancora più terre. Abu Ali, un abitante del villaggio, ha deciso di rompere il silenzio.

Testo di: Anne Paq e Hisham Abu Ali

Foto: l’insediamento israeliano di Gilo, illegale secondo la legge internazionale, ricopre una collina vicino alla strada in progetto di costruzione, che dovrebbe collegare il Monastero di Cremisan a Gerusalemme. Questa strada minaccia di sradicare degli ulivi di proprietà di Hisham Abu Ali e di altri abitanti di Al Walaja, West Bank (Foto: Anne Paq/Activestills.org) Continue reading

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Tribunali israeliani strumento dell’apartheid

10 Dicembre 2013 / Fonte: The Electronic Intifada, Sawsan Khalife’.

Foto: una manifestazione davanti al tribunale di Haifa, dopo la condanna dei sette di Shefa Amr, 28 Novembre. (Yotam Ronen, ActiveStills)

Se ancora ci fosse bisogno di provare che i tribunali israeliani costituiscono una parte integrante del sistema di apartheid di Israele, quello che è successo il mese scorso nel tribunale di Haifa lo dimostrerebbe appieno. Continue reading

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I pescatori palestinesi e il loro diritto a lavorare.

fonte: http://libera-palestina.blogspot.it/

Si dice che, quello di lavorare, sia un diritto. I pescatori di Gaza, come i contadini, non hanno questo diritto; e non lo hanno perché una potenza occupante li mette in difficoltà in diversi modi.
I pescatori palestinesi, quindi, chiedono da Gaza la nostra solidarietà e la fine dell’assedio. Anche organizzando iniziative in altri Paesi.
 

Foto tratta da: fishing under fire

La striscia di Gaza, si sa, è una striscia di terra che corre lungo il mare. Ad oggi, secondo i dati del PCHR, 75.000 persone, i pescatori e le loro famiglie, dipendono dalla pesca come principale ingresso finanziario. Una componente importante dell’economia di Gaza quindi è, o meglio era, dovuta alla pesca. Scrivo “era” perché l’ingresso medio per ciascun pescatore è calato da 1500 a 300 Shekel da prima dell’inizio dell’assedio ad oggi. Continue reading
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