Appello di raccolta fondi per l’ISM

23 Dicembre 2013 / International Solidarity Movement

Con l’avvicinarsi delle vacanze, l’International Solidarity Movement sta giungendo alla conclusione del suo tredicesimo anno di attività in solidarietà con il popolo palestinese. Ogni anno porta con sé nuove sfide, sotto l’occupazione spietata della West Bank e l’incessante assedio della Striscia di Gaza, ma i volontari e le volontarie dell’ISM continuano ad affrontare queste sfide a fianco dei coraggiosi contadini, pescatori, e attivisti che lottano per la dignità e per una Palestina libera. Il nostro lavoro non sarebbe possibile senza il supporto di persone come voi!

Quest’anno l’ISM ha visto diversi cambiamenti. Abbiamo aumentato il nostro lavoro a Gaza, recentemente abbiamo lanciato un nuovo sito internet, e abbiamo iniziato a pubblicare un aggiornamento settimanale (digest) che rende le nostre attività più accessibili ai nostri sostenitori e sostenitrici. Continuiamo a supportare la resistenza popolare palestinese e a portare testimonianze dirette dei crimini contro l’umanità perpetrati da Israele. Continue reading

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Metafora a Gaza

23 dic 2013 | International Solidarity Movement , Charlie Andreasson, Palestina Occupata
Sei sotto una diga, hai visto una crepa, da questa comincia a fuoriuscire acqua. Tenti di bloccare la perdita con le mani, ma non basta. La pressione è troppo alta , e la fessura troppo grande.Cominci a urlare per chiedere aiuto, per far sapere cosa sta accadendo, chiedere di interrompere la pressione dall’interno prima che  accada un disastro. Ma nessuno ascolta il tuo avvertimento, e nessuno sembra voler vedere l’acqua che ti sgorga tra le dita. Alcuni sostengono addirittura che stai esagerando. E tu stai lì, non osando muovere le mani, chiedendoti per quanto tempo sarai in grado di trattenere la pressione, per quanto tempo puoi continuare a chiamare prima di non avere più voce. Questa è la metafora che meglio descrive gli attivisti che siamo qui e la frustrazione che sentiamo, una frustrazione che dobbiamo affrontare perché non può trasformarsi in sconforto.
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Continuano le demolizioni: nel 2013 sono 1.103 i palestinesi rimasti senzacasa nella West Bank e a Gerusalemme Est

25 Dicembre 2013 / Fonte: Ma’an News Agency

Secondo le stime dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e
l’Occupazione), nel 2013 almeno 1.103 palestinesi sono stati sfollati
all’interno della West Bank e di Gerusalemme Est. Di questi 34 per cento
sono profughi.
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Quest’anno, nella West Bank, l’amministrazione civile israeliana ha
demolito «663 strutture, incluse 259 unità abitative».

Queste sono le cifre citate dall’UNRWA mercoledì 25 dicembre in occasione
di un comunicato in cui l’ente condanna le ultime demolizioni di case di
beduini palestinesi avvenute la vigilia di Natale nella West Bank. Continue reading

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Escalation attacchi, una bimba di 3 anni morta e almeno 6 feriti

Fonte: http://ilblogdioliva.blogspot.it/

Ieri 24 dicembre 2013 le forze militari israeliane hanno eseguito una serie di incursioni aeree e terrestri colpendo diverse località della Striscia di Gaza
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Nel primo pomeriggio un soldato dell’esercito dell’occupazione era stato ucciso da un gruppo della resistenza palestinese ad est di Gaza city. Le autorità israeliane hanno dichiarato che avrebbero risposto duramente contro Gaza. Poco dopo un civile palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell’esercito israeliano in Beit Lahia, nel nord della Striscia. Gli edifici governativi sono stati immediatamente evacuati.

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Il prigioniero Samer Issawi rilasciato dalle carceri israeliane

23 Dicembre 2013 / Fonte: Ma’an News Agency
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Foto: Issawi pochi istanti prima di essere rilasciato (MaanImages)

Lunedì sera le autorità penitenziarie israeliane hanno rilasciato il
prigioniero palestinese Samer Issawi, ed ora è libero di tornare nella sua
casa di Gerusalemme Est.

Fonti locali hanno detto all’agenzia Ma’an che è stato rilasciato dal
carcere di Shatta nel nord di Israele, ed in seguito si è diretto verso la
sua abitazione a Gerusalemme Est.

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Associazione ambientalista denuncia accordo tra Israele e Giordania su progetto di pipeline per l’acqua tra il Mar Rosso e il Mar Morto

16 Dicembre / Fonte: Thirsting for Justice: Palestinian rights to water
and sanitation

Un accordo di 400 milioni di dollari per la creazione di un impianto di
desalinizzazione ad Aqaba, in Giordania, e per pompare acqua salmastra per
il Mar Morto non rappresenta certo ciò che Israele ha spacciato come un
«accordo storico».
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Il memorandum firmato alla Banca Mondiale il 9 dicembre da rappresentanti
dei governi di Israele, Giordania ed Autorità Palestinese prevede la
creazione di un impianto di desalinizzazione ad Aqaba che dovrebbe fornire
acqua pulita ad Aqaba ed Eilat, in Israele, e dovrebbe pompare dell’acqua
marina nel Mar Morto in costante abbassamento.

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Accompagnamenti di contadini a Khuza’a (VIDEO)

 fonte: http://libera-palestina.blogspot.it/

In questi giorni alcun* attivist* internazionali stanno accompagnando i contadini palestinesi nelle loro terre vicine alla barriera di separazione tra i territori occupati nel ’48 e la striscia di Gaza. Abbiamo notato, negli ultimi giorni, un aumento nella presenza delle forze di occupazione sioniste: qualche giorno fa si sono sentiti più droni ed f-16, poi le jeep e i bulldozer di la della barriera hanno cominciato a muoversi più spesso, e oggi due jeep, che hanno stazionato di fronte all’area dove si seminava e i trattori aravano, hanno sparato alcuni colpi in aria ed uno a terra. In questo video, il filmato dell’ultimo episodio.
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Escalation di attacchi da terra, un civile ucciso ed altri 7 feriti

Fonte: Rosa Schiano su http://ilblogdioliva.blogspot.it/
Aggiornamenti… :
Oggi pomeriggio siamo andati alla tenda del lutto della famiglia del giovane di 27 anni ucciso venerdì dall’esercito israeliano, Odah Jihad Hamad. Abbiamo parlato con due dei suoi fratelli, e poi ho salutato le donne della sua famiglia, tra cui sua madre e la sua giovane moglie di 20 anni.�
“E’ stato ucciso nel giorno del suo compleanno”, ci ha detto uno dei suoi fratelli. Mentre ci raccontava quello che era successo, immaginavo con orrore gli attimi in cui Odah è stato ucciso.
Odah stava raccogliendo materiale dalla discarica lungo il confine, sperando di rivenderlo e poter comprare della legna per la casa della sua famiglia e da utilizzare per cucinare. Avevano terminato infatti il gas da cucina. Trovare ora gas da cucina a Gaza è quasi impossibile, a causa dei limiti sulle importazioni di beni e della chiusura dei tunnels.�
Voleva comprare legna per cucinare. E’ stato ucciso con un proiettile alla testa. Il proiettile è entrato ed uscito dalla testa di Odah.�
Ciò che ancor più mi sconvolge di questa storia, è che la prima ambulanza arrivata sul posto non ha potuto raggiungere il corpo di Odah a causa dei continui spari dell’esercito. Successivamente, attraverso il coordinamento con le autorità israeliane, ottenuto dalla Croce Rossa Internazionale solo dopo un’ora, un’ambulanza ha potuto raggiungere il suo corpo. DOPO UN’ ORA. Chissà, forse Odah avrebbe potuto sopravvivere se fosse stato recuperato in tempo. I dottori hanno detto che parte del cervello era fuoriuscita e Odah aveva perso troppo sangue. E’ morto poco dopo in ospedale. Fortunatamente, suo fratello Raddad che era con lui, si è salvato. Il proiettile è entrato ed uscito dal suo braccio. Oggi l’abbiamo visto sul suo letto traumatizzato, a stento riusciva a parlare. Ora vorrei chiedere al mondo esterno come fare a sopportare tutto questo, e come queste famiglie dovrebbero vivere. Vorrei sapere se è normale che un esercito spari non permettendo ad un’ambulanza di recuperare i corpi delle vittime. Vorrei sapere se è normale che un “coordinamento” sia ottenuto dopo un’ora.�
Domande che rimarranno senza risposta.
Buone feste.
Rosa
Gaza, 23 dicembre 2013

Nel primo pomeriggio di venerdì 20 dicembre 2013, le forze israeliane di occupazione hanno ucciso un ragazzo di 27 anni, , e ferito suo fratello , di 22 anni, a nord di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza. Il Palestinian Center for Human Rights riporta che le forze israeliane  hanno aperto il fuoco direttamente sui due civili nonostante fosse chiaro che i due stessero raccogliendo acciaio e plastica dalla discarica vicino la barriera di separazione. Raddad ha riportato al Pchr che era andato alla discarica con suo fratello Odah verso le 12.00. Verso le 15.30, le forze israeliane hanno aperto il fuoco ed un proiettile ha colpito Odah alla testa. Raddad, ha detto di aver cercato di raggiungere suo fratello ma le forze israeliane hanno sparato ferendolo alla mano destra. E’ scappato ed ha cercato di chiamare la Palestine Red Crescent Society per chiedere un’ambulanza. L’ambulanza è arrivata con ritardo solo alle 16.15 quando ha ottenuto il coordinamento attraverso della Croce Rossa Internazionale. Odah è stato trasportato al Beit Hanoun hospital dove è morto poco dopo.

Inoltre, sempre nel pomeriggio, due ragazzi palestinesi sono stati feriti dal fuoco dell’ esercito israeliano vicino il cimitero ad est di Jabalia, a nord di Gaza  city.  I tre feriti,  (23 anni),  (17 anni), e  (20) ,  sono stati trasportati al Kamal Odwan hospital.

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Mohammad Hammouda Ayoub, 23 anni

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Slogan razzisti contro i musulmani vergati su una moschea in una cittadina palestinese in Israele

19 Dicembre / Fonte: The Electronic Intifada, Patrick O. Strickland
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Foto: scritte in ebraico come «Muhammad è un maiale» e altri slogan minacciosi sono stati scritti con una bomboletta su una moschea a Baqa al-Gharbiyya. (Foto: Ahmad Gharabali / AFP Photo)
L’8 dicembre, degli estremisti di destra israeliani hanno commesso atti di vandalismo contro una moschea e diverse automobili a Baqa al-Gharbiyya, una cittadina palestinese situata nel distretto centrale dell’odierna Israele. «Sul cammino verso la moschea per le preghiere del mattino, abbiamo notato che c’erano delle scritte sui muri,» ha raccontato Sheikh Khiri Eskandar a The Electronic Intifada. «Quando le abbiamo lette, ci siamo resi conto che c’erano scritte delle cose riguardo il nostro profeta che non posso nemmeno ripetere.» Continue reading

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Aggiornamento sulla situazione di Murad Eshtewi, attivista del Comitato Popolare di Kafr Qaddum arrestato il 20 dicembre

24 Dicembre 2013 | International Solidarity Movement, Nablus Team | Kafr
Qaddum, Palestina Occupata

Aggiornamento del 24 dicembre: Murad Eshtewi è stato arrestato il 20
dicembre e da allora non è ancora stato interrogato. Murad non è accusato
di nessun crimine, ma è sospettato di “incitamento”. Quest’accusa sembra
sia basata su una foto di Murad con in mano un megafono. E’ anche
sospettato di essere entrato in una zona militare chiusa.

Ieri Murad è apparso davanti alla corte di Salem, vicino a Jenin, dove le
forze israeliane hanno richiesto che la sua detenzione venisse prolungata
di 8 giorni. La detenzione è stata prolungata di 4 giorni e una seconda
udienza è stata fissata per il 26 dicembre.

Oggi Murad ed il suo avvocato stanno tentando di fare ricorso contro
questa decisione al carcere di Ofer, vicino a Ramallah.

Negli ultimi anni a più riprese Israele ha arrestato dei leader dei
Comitati Popolari con l’accusa di “incitamento” e altre accuse simili. Un
esempio è il caso di Abdullah Abu Rahma, alla testa del Comitato Popolare
di Bil’in, che nel 2010 era stato condannato per “incitamento” e
imprigionato per 18 mesi. Inoltre era stato condannato a 6 mesi con la
condizionale, valevole per 5 anni, e una multa di 5000 shekel.

L’arresto di Murad Eshtewi fa parte del tentativo da parte di Israele di
criminalizzare le proteste popolari usando i tribunali militari. state rilasciate il
mattino seguente senza accuse.

La stessa notte, è stata perquisita anche la casa di Murad Eshtewi, alla
testa del Comitato Popolare di Kafr Qaddum, il quale è stato sottoposto ad
un interrogatorio aggressivo.

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