A Hebron c’e’ un posto magico, un campo in mezzo alle case, solo un paio di “fasce”, di terrazze come diciamo in Liguria, ma con tanti ulivi vecchissimi, centenari, un paio forse addirittura millenari. Qualcuno ormai secco, altri che sul tronco enorme portano ancora qualche ramo con le foglie. Ci siamo andati a giocare con i bambini insieme ai palestinesi dell’ Hebron Defence Comitee. Abbiamo dipinto le facce, Rasmus e Jonas, Ismers scandinavi, erano davvero buffi con le loro facce nordiche decorate a motivi floreali. Abbiamo fatto il tiro alla fune, io fidando nei miei 99,9 kg di stazza ho proposto un Giovanni contro il resto del mondo e fin che si ci mettono i bambini reggo, poi si aggiungono un paio di grandi e mi trascinano via tra gli applausi, i palestinesi amano chi perde con onore. Abbiamo cantato la versione palestinese della Vecchia Fattoria ed io, insieme a Gustav, altro svedese che e’ un clown nato, al momento di fare i versi degli animali andavamo fuori tempo per far ridere tutti. Abbiamo disegnato su dei cartoni appoggiati sull’erba con i pastelli donati da una ong americana.
Un pomeriggio di normalita’ in una situazione che piu’ anormale non potrebbe essere. Qui i coloni stanno dentro la citta’, ne hanno occupato una parte. Alcuni stabili sono abitati, ma la maggior parte e’ vuota. Solo i piu’ fanatici, circa 500, son disposti a vivere gomito a gomito con i temuti palestinesi, anche se ci sono 4000 soldati a proteggerli. Dicono di difendere la Tomba di Abramo, ma e’ una scemenza. Il cenotafio del Patriarca, cioe’ la tomba simbolica e’ tutto da dimostrare che Abramo sia realmente esistito, e’ un monumento mamelucco, e’ parte del patrimonio culturale arabo, non del loro.
Ogni giorno dobbiamo accompagnare i bambini a scuola, in passato alcuni coloni sono arrivati a minacciarli e aggredirli. Ora ci sono diversi gruppi di controllo, alcuni formati da volontari come l’Ism altri piu’ ufficiali come il Tiph, poliziotti di vari paesi che fanno gli osservatori. Questo sembra aver diminuito gli attacchi, il giro che faccio con Rasmus e’ davvero tranquillo. Anzi ad un certo punto sono alcuni bambini che da dietro un camion tirano un paio di pietre ai soldati. Sono alunni delle elementari, per loro e’ un gioco come era per noi suonare i campanelli. Ma non per gli israeliani, tempo fa ne hanno arrestato 26. Bimbi di 8 anni e preadolescenti di 14, da noi non sarebbero imputabili neppure se sciogliessero la sorellina nell’acido. Ma gli israeliani ci tengono a tramandare l’ odio da una generazione all’altra. E non arriva mica in bonario maresciallo dei Carabinieri a fare la ramanzina ai discoli, qui prendono le cose sul serio. Alcuni giorni fa il team ha filmato l’arresto di un dodicenne. Lo hanno bendato ed e’ stato trascinato dai soldati armati da un posto di blocco all’altro fino a quando e’ arrivata una macchina che lo ha portato via. Lo hanno rilasciato in serata e ci mancava ancora che gli facevano passare la notte dentro. I ragazzi che hanno filmato sono stati pesantemente insultati e minacciati da un gruppo di coloni.
Qui l’appartamento dell’Ism e’ gestito da figli delle grandi socialdemocrazie del Nord, tutto molto ordinato: in casa senza scarpe, turni precisi per le pulizie e si fa pipi’ da seduti. Un’altra attivita’ e quella del pattugliamento della citta’ vecchia. Anche li i coloni creano problemi, gettano immondizie sulla via dalle loro finestre e alla fine dello Shabbat vanno in giro scortati dai soldati, cantando canzoni anti arabe. Quindi i commercianti ci conoscono tutti ed e’ un continuo bere te’ e caffe’. Son dovuto correre due volte ai bagni pubblici. Riscopro piaceri dimenticati come farsi fare la barba dal barbiere, mi concedo una fumata di narghile’ in un posto che sembra molto tradizionale e anche un po’ lercio e scopro che anche li c’e’ il wifi gratuito, da non crederci.
Abbiamo fatto una serata in ricordo di Vittorio Arrigoni e mai come qui il suo motto restiamo umani mi pare azzeccato, chi arresta un dodicenne perche’ tira sassi, anche fosse vero, palesemente non vede nel palestinese, nell’altro un essere umano. Comunque c’era gente, abbiamo visto dei video, molti hanno parlato, volevamo contattare sua mamma, dirle che le siamo grati per i valori che ha trasmesso al figlio, ma non ci siamo riusciti.
Dimenticavo, prima di venire qui abbiamo festeggiato il giorno dedicato ai prigionieri abbattendo un bel po’ di metri di rete di una barriera di sicurezza israeliana. Come l’anno scorso solo che questa volta abbiamo lavorato fino a quando non si sono viste le jeep dei soldati. Allora ce la siamo data a gambe, devo anche aver perso un paio di etti per la corsa 🙂
Benvenuti a Disneyland Palestina