Israele archivia la morte di Mustafa Tamimi

5 Dicembre 2013 / Fonte: B’Tselem: centro d’informazione israeliano per i diritti umani nei Territori Occupati

Il Military Advocate General’s (MAG) Corps ha appena comunicato a B’Tselem la sua decisione di chiudere le indagini sulla morte di Mustafa Tamimi, ucciso da un candelotto di gas lacrimogeno sparatogli addosso nel dicembre del 2011MAG è un organo che supervisiona il rispetto della legge e gli aspetti legali relativi alla condotta dell’IDF. Foto: il momento dello sparo contro Tamimi. Nella portiera aperta della jeep si può notare la punta del lanciarazzi da 40mm. Si può osservare che il candelotto, dopo aver colpito Hamimi, rimbalza indietro contro lo specchietto di sinistra. A sinistra, con la maglietta bianca, Mustafa a-Tamimi.(Foto di Haim Scwarczenberg.)

Secondo quanto riportato dal sito stesso del MAG: “in partnership con i comandanti dell’IDF, mantenendo una discrezione professionale indipendente, il MAG promuove la giustizia e l’integrazione del principio di legalità all’interno dell’esercito; e con determinazione fa in modo che l’IDF abbia un pieno successo sul fronte legale.” (http://www.mag.idf.il/320-en/Patzar.aspx)

Nella sua lettera, Ronen Hirsch, tenente colonnello del Military Advocate for Operational Matters, ha scritto che il candelotto che uccise Tamimi fu sparato “secondo le regole appropriate e i regolamenti, e non implicò nessuna illegalità”. Il MAG ha accettato la dichiarazione del soldato, secondo la quale non avrebbe visto Tamimi mentre stava sparando il candelotto. Il MAG si è appoggiato all’opinione di un esperto che ha affermato che il soldato al momento dello sparo non poteva vedere Tamimi. Ma il MAG non ha spiegato come sia possibile che il fatto di sparare un candelotto di gas lacrimogeno dal retro di un veicolo in movimento, in direzione della strada, in condizioni in cui era impossibile esser certi di non colpire una persona, possa essere considerato legale.

La decisione di non perseguire il soldato che uccise Mustafa Tamimi, o i suoi comandanti, dimostra l’indifferenza del sistema legale militare nei confronti delle vite dei palestinesi nella West Bank, e specialmente nei confronti della morte di Tamimi. La decisione di archiviare questo caso si aggiunge alla decisione di archiviazione del caso riguardante Bassem Abu Rahmeh, anch’egli ucciso da un candelotto di gas lacrimogeno, la cui storia in seguito è stata raccontata nel documentario “Five Broken Cameras”.

Questa decisione manda un messaggio inequivocabile ai soldati e agli ufficiali israeliani: nel caso in cui dovessero uccidere dei civili disarmati, non verranno ritenuti responsabili. In questo contesto, non sorprende che i soldati e i poliziotti di frontiera continuino a sparare candelotti di gas lacrimogeno direttamente contro i palestinesi, mettendo in pericolo le loro vite. In queste circostanze, è solo una questione di tempo prima che un altro civile palestinese disarmato venga ucciso in questo modo. Per i palestinesi della West Bank, questa decisione è un chiaro messaggio che non possono aspettarsi nessuna giustizia da parte del sistema legale israeliano.

Formalmente, le ordinanze militari israeliane vietano lo sparo di candelotti di gas lacrimogeni direttamente contro le persone. Anche se gli ufficiali militari regolarmente, in risposta alle richieste di spiegazioni di B’Tselem, citano questa posizione ufficiale, nella pratica gli spari di candelotti continuano senza sosta. Per quanto è a conoscenza B’Tselem, nessuna della parti in causa responsabile, che siano i comandanti sul campo o il comandante centrale, si è mossa per fermare questa pratica, o ha ammesso l’esistenza del problema. La decisione presa nel caso di Tamimi è in linea con questa politica. Un altro aspetto di questa politica è rappresentato dal fatto che il sistema militare ha deciso di affrontare il caso Tamimi unicamente da un punto di vista penale. Assieme ad un’investigazione penale l’esercito avrebbe potuto intraprendere delle misure disciplinari contro il soldato e i comandanti, facendo chiarezza sui regolamenti e prendendo delle misure decise al fine di educare le truppe mobilitate nella West Bank. Non si è verificato nulla di ciò, e le forze di sicurezza israeliane continuano a sparare candelotti di gas lacrimogeni contro le persone.

A prova di ciò, il 2 dicembre B’Tselem ha pubblicato un video di un soldato che spara dei candelotti di gas lacrimogeno contro un volontario di B’Tselem, ferendolo, il 27 novembre 2013. Si può visionare a questo link: http://www.btselem.org/press_releases/20131201_beit_omar

Tamimi è stato colpito da un candelotto di gas lacrimogeno sparato contro di lui da un soldato il 9 dicembre 2011, mentre stava lanciando delle pietre contro una jeep militare durante una manifestazione nel villaggio di a-Nabi Saleh, nella West Bank. E’ rimasto ferito gravemente ed è morto il giorno dopo al Beilinson Hospital, in Israele. Poche ore dopo che Tamimi era stato colpito, B’Tselem ha spedito una lamentela alla Military Investigation Unit (MPIU) a Gerusalemme, e due giorni dopo l’unità ha aperto un’indagine sull’accaduto. Il fatto che ci siano voluti due anni per arrivare ad una decisione riguardo questo caso dimostra il fallimento del sistema investigativo militare.

B’Tselem rifiuta le spiegazioni date dall’esercito, secondo cui il ritardo nella presa di una decisione fosse dovuto al fatto che si trattava di indagini complicate, perché il caso della morte di Tamimi è relativamente semplice e ben documentato. Domenica, B’Tselem farà la richiesta di visionare tutto il materiale delle indagini in modo da poter continuare ad agire per cercare giustizia per la famiglia Tamimi

Fonte:http://www.btselem.org/press_releases/20131205_mag_closes_file_on_mustafa_tamimi_killing

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