Politica a Gaza

9 luglio 2014 | International Solidarity Movement, Charlie Andreasson | Gaza, Occupied Palestine
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Dopo una notte tormentata da lanci di razzi, attacchi aerei e droni a bassa quota, mi sono svegliato con l’amabile cinguettìo di passerotti che sembrano indifferenti al sorvolare dei droni. 

 Non si sentono più esplosioni dalle 5 del mattino, quasi quattro ore fa. Il sole splende come al solito. Non avrò connessione internet ancora per molte ore, quindi nessun accesso alle notizie. Se non fosse per tutti quei droni che girano soprra di noi – come desidero che si scontrino l’un l’altro per non sentire almeno per un pò quel rumore fastidioso – potrebbe sembrare un tranquillo giorno di pace.
Ma non lo è.

 

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foto di Fred Ekblad, ISM Gaza

Dicono che non possiamo paragonare questa guerra a quella del 2012. Non è neanche paragonabile a quella per intensità. Per adesso.

Questa guerra – secondo un analista americano qui a Gaza, Joe Catron – è una estesa manovra del governo israeliano per interrompere il processo di riconciliazione politica in atto tra Gaza e la Cisgiordania e impedire che anche in futuro tale unione possa essere messa in atto.

Permettere ai vari movimenti di resistenza di fissare l’agenda, può essere il tentativo di Israele di offuscare le sue vere intenzioni: disgregare il processo di riunificazione politica mentre mostra al mondo che sta solo rispondendo al lancio di razzi.

E’ solo politica. Si tratta di una guerra politica, seppur condotta in forma militare.

 

Tutte queste persone che ripuliscono le case dai vetri in frantumi, che liberano i mobili dai calcinacci, che vivono nella paura di ciò che potrebbe accadere ai loro cari, non sono nient’altro che politica. 

I bambini morti mentre cercavano di evitare che le loro case fossero bombardate, sono semplicemente vittime politiche.

I pescatori che si sono visti nuovamente dimezzare le miglia concesse per la pesca hanno subito solo una sconfitta politica.

Attualmente solo i contadini hanno potuto evitare la disfatta politica, essendo nel bel mezzo dell’estate, non in periodo di raccolto. Il conto dei morti sarebbe sicuramente maggiore se i contadini fossero al lavoro nei campi.

 

La battaglia – quella politica, si intende – si svolge attorno alle questioni dell’unità Palestinese, assolutamente necessaria per il futuro stato di Palestina.

 

Il mio orologio segna le dieci del mattino: gli uccelli ancora cinguettano, i droni non si sono ancora scontrati e in lontananza sento nuovamente delle esplosioni.

 

Politiche, naturalmente. 
Trad. F. S.
 

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