12 Novembre 2015 | International Solidarity Movement, al-Khalil Team | Hebron, Palestina occupata
Ieri, attivisti internazionali hanno riguadagnato l’accesso al loro appartamento a Tel Rumeida dopo che gli era stato negato l’ingresso per una settimana. Questa mattina alle 8:45 un altro attivista ha cercato di entrare nell’appartamento ma è stato bloccato dai soldati, anche dopo avere mostrato loro il contratto di affitti che gli concede il diritto di risiedere in Tel Rumeida. I soldati, poi, sono venuti su per le scale fino alla porta e hanno minacciato i tre attivisti di arresto se non lasciavano l’appartamento entro cinque minuti.
Dopo un breve lasso di tempo, è arrivata anche la polizia e hanno richiesto agli attivisti aprire la porta e lasciare l’edificio. Quando gli attivisti hanno chiesto perché, le forze israeliane hanno risposto che erano in una zona militare chiusa e non potevano essere lì. Ciò malgrado gli attivisti hanno dimostrato il diritto a risiedere nella proprietà già il giorno precedente.
Le forze israeliane hanno cominciato a forzare la porta d’ingresso con un piede di porco. Quando non erano in grado di ottenere niente, dopo 10 minuti, altri soldati sono saliti sul tetto e fracassato la porta di accesso del tetto in pochi minuti. Il comandante e due soldati sono entrati nella stanza dove si trovavano gli attivisti senza mostrare alcuna resistenza.
Hanno richiesto il permesso agli attivisti, affermando che non avevano nessun diritto di essere nella zona e hanno agito illegalmente. Essi hanno quindi sostenuto di aver controllato con i loro avvocati il loro contratto ma ‘è illegale… perché è una zona militare chiusa ‘. Il comandante ha detto che gli attivisti non sono residenti, solo ‘ospiti’ e che non hanno capito il contratto, perché è stato scritto in arabo.
Quindi parecchi soldati sono entrati, insieme a 2 agenti di polizia. Hanno preso i passaporti degli attivisti e hanno detto loro di lasciare aggressivamente. Hanno anche mostrato il documento di zona militare chiusa. Quando gli attivisti hanno interrogato sul diritto dell’esercito di introdursi nell’appartamento, l’ufficiale di polizia ha detto loro di portare il caso alla Corte.
Il comandante quindi ha ritorto il braccio di un attivista, costringendolo a terra, anche se nessuno degli attivisti aveva offerto alcuna resistenza fisica. Gli attivisti sono stati poi scortati fuori dall’appartamento, per strada al checkpoint 56 e fuori di Tel Rumeida.
