Coprifuoco nei quartieri di Hebron imposto dalle forze israeliane

2 luglio 2016 |International Solidarity Movement, al-Khalil team| Hebron, Palestina occupata

Le forze israeliane, il 30 giugno 2016 hanno applicato un coprifuoco completo su diversi quartieri nella parte occupata di al-Khalil (Hebron). Deliberatamente, questo  coprifuoco è stato progettato per essere imposto solo sulla popolazione palestinese, con l’obiettivo di permettere espressamente ai coloni di muoversi in questi quartieri senza neanche  vedere i palestinesi sulla strada.

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Dopo che una ragazza di 13 anni è stata accoltellata, presumibilmente da un giovane palestinese, nell’insediamento israeliano illegale di Kiryat Arba, alla periferia di al-Khalil, il suo funerale è stato previsto per la sera. Con la processione in programma a partire dalle 18:00 muovendosi dalla colonia illegale, molti quartieri lungo la strada verso il cimitero ebraico nel quartiere di Tel Rumeida sono state chiuse molto prima di questo tempo. I palestinesi che tentano di tornare a casa hanno avuto aggressivamente negato l’accesso da parte delle forze di occupazione israeliane.

Nel quartiere Tel Rumeida, il coprifuoco è stato imposto a lungo prima delle 18:00 e solo revocato dopo circa 4 ore. Gli abitanti di questo quartiere sono stati così intrappolati o nelle loro case con le porte ben serrate per paura di comuni attacchi dei coloni- – o lasciati senza alcuna possibilità di raggiungere le loro case, dato che il coprifuoco non è stato annunciato. Questo popolo  che cerca di arrivare a casa per l’Iftar, il pasto dopo il digiuno dall’alba al tramonto durante il mese sacro del Ramadan, è rimasto bloccato ad un posto di blocco a cui sono stati ‘non ammessi’.

Questo coprifuoco costituisce chiaramente una punizione collettiva imposta su tutta la popolazione palestinese in questi quartieri – che sono deliberatamente puniti solo sulla base del loro  essere palestinese. Inoltre, le forze israeliane stanno attuando atti di punizione collettiva sigillando la città natale del presunto aggressore palestinese, preparando la casa dei suoi familiari per la demolizione e la revoca del loro permesso di lavoro.

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