La Corte Suprema israeliana apre la strada allo sfratto di 1.000 palestinesi a Masafer Yatta

 https://www.middleeasteye.net/                   5 maggio 2022

Le famiglie vivono da decenni nell’area meridionale della Cisgiordania, designata da Israele come “zona di tiro”.

Alcune famiglie palestinesi a Masafer Yatta sono già state costrette a rifugiarsi nelle caverne (MEE/Shatha Hammad)

La Corte Suprema israeliana ha respinto una petizione contro lo sgombero di oltre 1.000 abitanti palestinesi da una parte rurale della Cisgiordania occupata, in un’area che Israele ha designato come zona per esercitazioni militari.

Dopo due decenni di manovre legali inconcludenti, mercoledì la Corte Suprema ha emesso la sua sentenza, aprendo la strada alla demolizione di otto piccoli villaggi a Masafer Yatta, una zona rocciosa e arida vicino a Hebron.

Nella sua sentenza, la corte ha affermato di aver ritenuto che gli abitanti palestinesi, che hanno mantenuto uno stile di vita nomade e distinto per generazioni, guadagnandosi da vivere con l’agricoltura e la pastorizia, non erano residenti permanenti nell’area quando l’esercito israeliano per la prima volta l’ha dichiarata zona di tiro negli anni ’80.

“La decisione, intrecciando interpretazioni giuridiche infondate con fatti decontestualizzati, chiarisce che non c’è reato che i giudici dell’Alta Corte non troveranno il modo di legittimare”
– B’Tselem
I residenti di Masafer Yatta e i gruppi per i diritti israeliani affermano che molte delle famiglie palestinesi risiedono permanentemente nell’area di 3.000 ettari da prima che Israele conquistasse la Cisgiordania nella guerra in Medio Oriente del 1967. Il loro sfratto costituirebbe una violazione del diritto internazionale.

In una dichiarazione, il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem, ha affermato: “I giudici hanno così dimostrato ancora una volta che gli occupati non possono aspettarsi giustizia dalla corte dell’occupante.

“La decisione, intrecciando interpretazioni legali infondate con fatti decontestualizzati, chiarisce che non c’è reato che i giudici di alta corte non troveranno il modo di legittimare”.

Nidal Abu Younis, sindaco di Masafer Yatta, ha dichiarato: “Questo dimostra che questo tribunale fa parte dell’occupazione. Non lasceremo le nostre case. Resteremo qui”.

La corte ha affermato che la porta era ancora aperta agli abitanti del villaggio per concordare con i militari sull’utilizzo di parti della terra per scopi agricoli e ha esortato entrambe le parti a cercare un compromesso.

L’Associazione per i diritti civili in Israele (ACRI), che insieme ai residenti di Masafer Yatta ha presentato una petizione contro l’espulsione, ha affermato che il verdetto avrebbe “conseguenze senza precedenti”.

“L’Alta Corte ha ufficialmente autorizzato a lasciare intere famiglie, con i loro figli e i loro anziani, senza un tetto sopra la testa”, ha detto l’Acri in una nota.

“Le persone potrebbero rimanere senzatetto dall’oggi al domani”
Caroline Ort, direttrice per la Palestina del Norwegian Refugee Council (NRC), ha dichiarato: “Questa sentenza del tribunale apre effettivamente la porta all’esercito israeliano per sradicare intere comunità palestinesi che hanno vissuto a Masafer Yatta per decenni.

“Il danno che questa decisione infliggerà alle case delle persone e alla fonte di sostentamento è irrimediabile. Le persone potrebbero rimanere senzatetto dall’oggi al domani senza un posto dove andare.

“Questo è un passo pericoloso che deve essere invertito. Se proseguito, costituirebbe una violazione del diritto internazionale, che vieta a Israele, in quanto potenza occupante, di trasferire membri della popolazione occupata dalle loro comunità esistenti contro la loro volontà”.

Demolizioni di case, confisca delle infrastrutture più elementari ed esercitazioni militari fanno già parte della realtà quotidiana della zona, costringendo molti a vivere in grotte naturali.

Le autorità israeliane hanno demolito o confiscato 217 strutture palestinesi nella “Firing Zone 918” dal 2011, sfollando 608 residenti palestinesi, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA).

Israele ha designato quasi il 30 per cento dell’Area C amministrata da Israele, che comprende il 60 per cento della Cisgiordania occupata, come “zone di tiro”, secondo le Nazioni Unite.

Almeno 38 comunità palestinesi si trovano all’interno di queste aree, ha affermato l’NRC.

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