Hashem Azzeh ha camminato lungo la strada davanti a casa sua per la prima volta dopo anni.

by Al Khalil team

Hashem Azzeh con il graffiti davanti a casa

Domenica 9 settembre: Hashem vive con la moglie artista Nasreen ei loro quattro figli (14, 9, 4 e 2 anni) su una collina nel quartiere di Tel Rumeida a Hebron. La strada davanti alla casa di Hashem è preclusa ai palestinesi e visitatori stranieri, con un posto di blocco dell’esercito alla fine della strada per far rispettare il divieto. Per raggiungere la loro casa, la famiglia deve passare attraverso un percorso di ritorno insidioso, scavalcando muri e intorno ad altre proprietà lungo la strada. Continue reading

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Soldato israeliano prende a calci un dodicenne palestinese, dopo che la manifestazione pacifica a Beit Ummar era terminata.

by Al Khalil team WB

Attivisti palestinesi, israeliani e internazionali, si sono riuniti sabato 8-9 a Beit Ummar  per la manifestazione del villaggio contro il vicino insediamento illegale israeliano di Karme Sur, che si è annesso terra del villaggio. La manifestazione di oggi si concentrava sulla distruzione, avvenuta il 27 agosto, di una serra recentemente costruita a Beit Ummar da parte dei coloni. Come sempre questo è avvenuto senza intervento dell’esercito israeliano che è sempre lì. La manifestazione è culminata con un ragazzo giovane  preso a calci e buttato a terra da un soldato israeliano, questo mentre i manifestanti si stavano ritirando. Continue reading

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Il giudice che incolpa Rachel Corrie per la sua stessa morte evidenzia l’impunità di Israele, dice la famiglia

di Jillian Kestler-D’Amours

28 agosto 2012 – Electronic Intifada, Haifa

 Il Tribunale distrettuale di Haifa ha emesso ieri mattina la sentenza secondo la quale l’esercito israeliano non è responsabile della morte dell’attivista americana Rachel Corrie, e la Corrie sarebbe da incolpare per la sua stessa morte.

 “Anche quando ha visto la montagnola di terra che le si muoveva contro, non si è spostata. L’incidente è stato causato dalla vittima”, ha detto il giudice israeliano Oded Gershon, leggendo una sintesi della sentenza di 62 pagine davanti a un tribunale gremito e alla madre di Rachel, Cindy, al padre Craig e alla sorella Sarah, seduti in prima fila.  Continue reading

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Casa razziata dopo attacco a bambini palestinesi

fonte: palsolidarity.org

la polizia davanti alla casa di Karki

Le forze israeliane hanno razziato la casa di una famiglia palestinese a Silwan, sabato 18 agosto. La famiglia Karki veniva accusata dalle forze armate di avere attaccato dei coloni israeliani vicini.

Ahmad Siyam ha detto a Silwanic che un gruppo di bambini palestinesi che giocavano in strada, erano effettivamente stati attaccati da dei coloni, portando ad un confronto. In seguito i bambini avevano ripreso a giocare, Continue reading

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Gerico: agricoltori palestinesi ricevono ordine di sgombro

fonte: palsolidarity.org

Reuters riferisce che le autorità israeliane hanno dato un ordine di sradicare le palme che hanno coltivato a dei contadini che vivono a Gerico, in West Bank, compreso l’ordine di abbandonare il terreno agricolo, entro 45 giorni. Gli ordini sono venuti sotto forma di lettera mandata agli agricoltori in quello che è noto come “Area C” (a controllo israeliano), e ha dato loro un termine fissato al 7 ottobre, per liberare la loro terra.

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Imminente pericolo di vita per i tre in sciopero della fame

fonte: palsolidarity.org

L’associazione Addameer di Supporto ai Prigionieri, l’associazione per i diritti umani Al-Haq e Medici per i diritti umani-Israele (PHR-IL)  temono per la vita dei tre detenuti palestinesi in sciopero della fame rimasti nelle prigioni di Israele. Di massima preoccupazione sono le condizioni di salute dei detenuti amministrativi Samer Al-Barq, oggi è il giorno 105° di sciopero della fame rinnovato dopo il suo precedente durato 30 giorni e Hassan Safadi, oggi è il giorno 75 ° del suo sciopero della fame rinnovato dopo il precedente durato 71 giorni. Continue reading

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Hebron, una vita tra coloni e soldati israeliani

di Emma Mancini   per Nenanews

Hebron (Cisgiordania), 03 settembre 2012, Nena News – Dalla città occupata di Hebron arrivano quotidianamente notizie di violenze contro la popolazione palestinese, attacchi perpetrati dai circa 500 coloni israeliani e dagli oltre 2.000 soldati presenti. Ma la storia della famiglia di Hashem Azzeh riesce a colpire per la durezza delle condizioni di vita in cui sono costretti a sopravvivere dal 1984. Continue reading

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Ancora sotto scorta militare i bambini di Tuba e Maghayir

2 Settembre 2012  fonte: Operazione Colomba

At-Tuwani – Nella giornata del 2 settembre è iniziato il nuovo anno scolastico nel villaggio di At-Tuwani e in gran parte dei Territori Palestinesi Occupati. Per raggiungere la scuola di At-Tuwani, i bambini palestinesi dei villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed, di età compresa tra i 6 e i 15 anni, percorrono di solito la via più breve (circa 20 minuti di cammino) che passa tra l’insediamento israeliano di Ma’on e l’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) e che rappresenta la principale strada di collegamento fra i villaggi di provenienza e At-Tuwani.

Dal 2001 i coloni israeliani provenienti da Havat Ma’on hanno attaccato ripetutamente i bambini durante il tragitto da e per la scuola, impedendo alla quasi totalità di essi di frequentare la scuola e costringendo i pochi bambini in grado di affrontare la strada a percorsi lunghi e impervi. Nel 2004 i volontari di Operazione Colomba e Christian Peacemaker Teams (CPT) hanno iniziato ad accompagnare i bambini lungo la via più breve, ma i violenti attacchi subiti dai bambini e dai volontari stessi hanno reso inattuabile questa soluzione. Queste aggressioni hanno portato la questione all’attenzione della Commissione per i Diritti dell’Infanzia della Knesset, che ha istituito nel novembre 2004 una scorta militare a protezione dei bambini.

A partire da novembre 2004, Operazione Colomba e CPT hanno costantemente monitorato l’andamento della scorta militare, documentando le inadempienze dell’esercito israeliano e le violenze dei coloni. Nell’anno scolastico 2011-2012, i volontari di Operazione Colomba hanno registrato che nel 35% dei casi la scorta militare è arrivata in ritardo, facendo perdere ai bambini circa 19 ore di lezione. Inoltre, nel 48% dei casi, la scorta militare si è presentata in ritardo dopo la scuola, costringendo i bambini ad aspettare per un tempo totale di circa 21 ore. In 8 casi (il 2% del totale), la scorta militare non si è presentata. I militari stessi sono stati aggressivi nei confronti dei bambini in 28 casi registrati, forzandoli a correre o mettendoli in pericolo con il loro comportamento. Contravvenendo al proprio mandato, nel 47% dei casi i soldati non hanno camminato con i bambini, mentre nel 54% dei casi non hanno completato il tragitto concordato, lasciando i bambini in pericolo in tratti in cui sono stati più volte attaccati. Nell’arco dello scorso anno scolastico, sono stati registrati 17 casi di comportamento aggressivo da parte dei coloni israeliani ai danni dei bambini palestinesi, per un totale di 143 attacchi dall’inizio della scorta militare.

Nonostante siano stati osservati casi di intervento efficace dei militari a protezione dei bambini, si può tuttavia concludere che la scorta continua a risultare insufficiente e spesso negligente nel proteggere i bambini palestinesi dalle violenze e nel garantirne il diritto all’istruzione, in violazione degli articoli 2-3-6-16-19-38 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Per ulteriori informazioni sull’andamento della scorta militare negli anni passati è disponibile il rapporto “The Dangerous Road to Education. Palestinian Students Suffer Under Settler Violence and Military Negligence” all’indirizzo: http://goo.gl/CXfi9

 

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

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Proiettili da guerra a Nabi Saleh

Tre palestinesi sono stati feriti e 5 arrestati venerdì durante la manifestazione settimanale di Nabi Saleh. I militari israeliani hanno costituito blocchi stradali tutto intorno al paese questa mattina presto, al fine di evitare che altre  persone e giornalisti potessero partecipare. Continue reading

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Training per andare in Palestina con il movimento ISM: Monza 15-16 Settembre

La rete italiana ISM organizza un training di formazione a Monza nei giorni 15 e 16 Settembre. Il training è aperto a chiunque sia interessato ad andare in Palestina con ISM.

L’iniziativa è rivolta a chi volesse scendere in Palestina con il movimento ISM per supportare in maniera nonivolenta la resistenza palestinese per esempio nelle presenze di Al-Khalil (Hebron), Nablus o alle manifestazioni contro il muro. In particolare scendendo a breve è possibile partecipare alla raccolta delle olive con le comunità agricole palestinesi, nelle zone in cui i palestinesi devono affrontare i coloni e la violenza militare quando si lavora la terra. Oggi poi, dopo il verdetto che ha assolto gli assassini di Rachel Corrie, scendere in Palestina con ISM diventa una particolare presa di posizione.

Durante il training verrà spiegato cos’è e come funziona l’ISM, saranno raccontate le esperienze di chi è stato giù, verranno spiegati elementi di cultura palestinese, sarà introdotto e praticato il metodo del consenso, verranno date informazioni legali, consigli pratici e si cercherà di chiarire ogni dubbio.

Il training inizierà la mattina di sabato e terminerà nel tardo pomeriggio di domenica.

Il costo di partecipazione sarà di 15€ (inclusi i pasti ed il pernottamento).

Chi fosse interessato è pregato di inviare una email all’indirizzo di posta italianism@inventati.org entro venerdì 7 settembre (ma prima lo fate e meglio è).

Sto anche scoprendo una forza straordinaria e una straordinaria capacità elementare dell’essere umano di mantenersi umano anche nelle circostanze più terribili – anche di questo non avevo mai fatto esperienza in modo così forte. Credo che la parola giusta sia dignità. Come vorrei che tu potessi incontrare questa gente. Chissà, forse un giorno succederà, speriamo.
Rachel Corrie, parlando alla madre dei palestinesi che ha conosciuto.

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