L’esercito israeliano prende il controllo di strade sotto l’autorità palestinese per la visita di coloni illegali

27 Aprile 2016 | International Solidarity Movement,  al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata

Verso le 11:30 di martedì 26 aprile, soldati dell’occupazione israeliana pesantemente armati e la polizia di frontiera sono cominciati ad apparire in gran numero attraverso lo Shuhada check Point (chiamato anche Checkpoint 56). Questa zona è zona H1, presumibilmente controllata dall’Autorità palestinese, in cui gli israeliani non hanno alcuna autorità legale. In flagrante violazione di questo fatto hanno proceduto a camminare lungo Bir Saba Street, fermandosi a ogni negozio chiedendo che tutte le auto per la strada venissero rimosse, ma non ha fatto chiudere i negozi  come fanno di solito. Allo stesso tempo, i soldati hanno chiuso lo Shuhada checkpoint anche per  palestinesi residenti iscritti, che così non potevano né uscire né entrare per raggiungere le loro case.

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I soldati esigono dai negozianti che spostino i loro veicoli da Bir Saba Street. Photo credit: ISM

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Il rilascio di un assassino a sangue freddo illustra il razzismo della società israeliana

23 aprile 2016 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata
Ieri, Elor Azraya, un soldato dell’esercito israeliano, tristemente noto per l’esecuzione extragiudiziale di Abed al-Fattah al-Sharif nella occupata al-Khalil (Hebron), è stato rilasciato per poter celebrare la festa ebraica di Pessah con la sua famiglia.

Elor Azraya welcomed home

Elor Azraya accolto a casa

Abed al-Fattah al-Sharif, 21 anni, era steso a terra immobile dopo quello che le forze israeliane dicono che sia stato un attacco al coltello esguito da lui e da Ramzi al-Qasrawi contro i soldati israeliani di stanza al checkpoint Gilbert nel quartiere Tel Rumeida della occupata al-Khalil. In un video che è stato fatto dal difensore dei diritti umani Emad Abu Shamsiya, che da allora ha ricevuto minacce di morte dai coloni, Elor Azraya può essere visto inclinare il fucile e giustiziare Abed al-Fattah con un colpo alla testa. Con  sangue e materia cerebrale che  inizia a uscire dalla ferita alla testa, è ovvio che Abed al-Fattah era ancora vivo quando viene giustiziato a sangue freddo da Elor Azraya. Continue reading

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Giovane palestinese intenzionalmente investito a Hebron

 21 aprile 2016 | International Solidarity Movement , al-Khalil team | Hebron, occupata Palestina
Il pomeriggio del 21 aprile 2016, un colono israeliano ha investito un giovane palestinese con la sua auto, provocandogli lesioni critiche, vicino alla moschea Ibrahimi nella occupata al-Khalil (Hebron).

The settler that was in the car when Ala'a was hit

Il colono che era in macchina

 Due coloni stavano guidando lungo la strada che collega Shuhada Street e Kiryat Arba nella zona occupata di al-Khalil intorno alle 2, e, vedendo un gruppo di bambini palestinesi che giocano su un parcheggio al confine con la strada, girano l’auto e deliberatamente colpiscono Ala’a al-Rajabi con la loro auto. I bambini che stavano giocando con Ala’a prima dell’incidente hanno detto che sono stati attaccati da questi due coloni più volte prima e che l’ultima volta  i coloni che li minacciavano li hanno soruzzati con lo spray al peperoncino. Secondo testimoni oculari, i soldati ad un posto di blocco nelle vicinanze stavano semplicemente guardando e hanno anche permesso ai due giovani coloni di andarsene, prima che un gruppo di palestinesi salisse al posto di blocco a ‘comunicare’ ai soldati quello che è successo. Il ragazzo ferito di 17 anni, dopo essere stato colpito mentre era sulla sua bicicletta, è rimasto disteso a terra sanguinando dall gambe e dalla testa per circa 15 minuti, prima di ricevere qualsiasi assistenza medica. Continue reading

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Uso eccessivo della forza e punizione collettiva durante le manifestazioni in ricordo dei prigionieri politici palestinesi

17 aprile 2016 | International Solodarity Movement, al-Khalil team | Kafr Qaddum, Nabi Saleh e Ofer,  Palestina occupata

Il 15 aprile, manifestazioni settimanali contro l’occupazione israeliana si sono tenute in tutta la West Bank occupata per commemorare ‘la giornata del prigioniero’.

Il villaggio di Kafr Qaddum ha avuto chiusa la strada di accesso principale alla città palestinese di Nablus già da13 anni. Tengono manifestazioni settimanali contro la chiusura di questa strada, che è stata inizialmente chiusa, al fine di permettere la libera circolazione per i coloni dal vicino insediamento illegale Qedumim. Questo venerdì le forze israeliane hanno  inondato i manifestanti e parte del villaggio con gas lacrimogeni, provocando a
decine di persone la necessità di un intervento medico di emergenza per eccessiva inalazione di gas lacrimogeni. In un atto fin troppo comune di punizione collettiva, le forze israeliane non hanno come unico obiettivo colpire i manifestanti con gas lacrimogeni e proiettili di metallo ricoperti di gomma, ma anche inondare le abitazioni civili nel villaggio con la ‘ skunk water’ .La mattina presto, prima dell’inizio della manifestazione, le forze israeliane hanno chiuso l’ingresso del villaggio, arbitrariamente (e illegalmente) dichiarandolo una ‘zona militare chiusa’, al fine di evitare che gli attivisti internazionali ed israeliani potessero partecipare alla manifestazione.

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Le forze israeliane pronte a sparare alla manifestazione a Kafr Qaddum

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Comunicato stampa: Ultimo giorno dell’ordine di demolizione lascia una famiglia palestinese a Wadi al-Joz nella paura di perdere la loro casa

10 aprile 2016 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Gerusalemme, Palestina occupata
Il 10 di aprile è l’ultimo giorno dell’ordine di demolizione sulla casa della famiglia Totanji. La famiglia vive nel quartiere Sawaneh a Wadi al-Joz, un villaggio a Gerusalemme Est vicino alla Città Vecchia, che Israele ha dichiarato come zona un ‘parco nazionale’. Ciò nonostante questa sia sempre stata una zona residenziale. La famiglia ha ricevuto l’ordine di demolizione più di un anno e mezzo fa, ma ha perso il ricorso contro l’ordinanza il mese scorso. Oggi è l’ultimo giorno dell’ordine di demolizione, che lascia la famiglia con la paura che la loro casa forse stasera sarà demolita.
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La casa è un solo piano con 4 camere da letto. Tuttavia, attualmente è la sede di 16 persone, tra cui un bambino di 7 mesi, la nipote del proprietario della casa. La famiglia non può muoversi, come è il caso con altre famiglie palestinesi nel timore di demolizione di case, loro non hanno alcun altro posto dove andare, e lasceranno tutta la loro vita dietro se la loro casa è demolita. Appena sette mesi fa, uno dei figli Totanji ha avuto la sua casa demolita nella stessa area. Questa paura di perdere la casa non vale solo per i Totanjis, ma anche per il resto dei residenti in Palestina, a causa del gran numero di demolizioni e ordini di demolizione. Nellla sola ultima settimana (31 Marzo – 6 Aprile) 14 case sono state demolite a Gerusalemme Est e in Cisgiordania dalle forze israeliane.
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Piantumazione di alberi per protesta a Beit al-Baraka

10 aprile 2016 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata

Gli alberi sono stati piantati e una manifestazione si è svolta oggi a Beit al-Baraka per protestare contro l’estensione del blocco di colonie illegale di Gush Etzion

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Una presenza internazionale era stata richiesta dagli organizzatori, così due volontari dell’ISM si sono diretti a Beit Ummar per incontrarli, e insieme a tre attivisti israeliani si sono diretti tutti a Beit al-Baraka, un area composta di 38 dunam (9,3 acri)  situata vicino al campo profughi di al-Arrub. Questo è un settore che è sempre stato di proprietà di palestinesi, ma che ora è stato recintato, dai coloni o dal miliardario americano, Irving Moskowitz, che si dice di aver acquistato il sito attraverso una società di copertura nel 2012 al fine di creare un insediamento israeliano illegale lì.
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I manifestanti di Bil’in continuano a combattere dopo più di un decennio di manifestazioni del venerdì

9 Aprile 2016 | International Solidarity Movement,  Al-Khalil team | Bil’in, Palestina occupata
La protesta settimanale ha avuto luogo a Bil’in venerdì 8 aprile come hanno fatto ogni venerdì per oltre un decennio. Circa 35 manifestanti, un mix di multi cittadini e palestinesi, vi hanno preso parte. Molto presto dopo che la marcia pacifica era iniziata, i manifestanti sono stati accolti con una pioggia di lacrimogeni sparati da circa 10 soldati israeliani e guardie di frontiera che erano arrivati ​​in cinque jeep ed erano parcheggiato a circa 500 metri di distanza. Hanno continuato a sparare lacrimogeni per circa 20 minuti. Un manifestante è stato intossocato da gas lacrimogeni e ha dovuto essere curato in ambulanza dai medici.

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Bil’in è un villaggio con una popolazione di 1.800 abitanti e si trova a 12 km a ovest di Ramallah nel centro della West Bank della Palestina. E ‘di fama internazionale per la sua manifestazione settimanale contro l’occupazione e la costruzione del muro di annessione. Infortuni frequenti, e anche decessi, si sono verificati in questa protesta, e il film candidato all’Oscar 5 Broken Cameras ha documentato la violenza che i manifestanti affrontano continuamente. Continue reading

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Le forze di occupazione fanno esercizi militari nella Valle del Giordano

4 Aprile 2016 |International Solidarity Movement | Al-Khalil team, Palestina occupata

Nel nord della Valle del Giordano, e adiacenti alla città di Tubass, ci sono tre comunità agricole: Yarza (con 4 famiglie), Ibzk (13 famiglie) e Samre (11 famiglie). Queste famiglie sono esistite in questa terra da centinaia di anni, e alcuni sono nati in una grotta sulle colline che dominano le loro case. Le loro case vengono regolarmente demolite; Yarza è stata demolita per cinque volte con l’ultima demolizione che si è verificata nel mese di agosto del 2014.

La zona è piena di munizioni, tra cui proiettili e mine, a seguito dei frequenti esercizi di addestramento delle forze israeliane di occupazione  che si verificano qui. Questi esercizi sono illegali secondo il diritto internazionale poiché questa è una comunità agricola, e si svolgono in prossimità di abitazioni. Molti dei residenti sono stati feriti o uccisi, secondo gli attivisti che lavorano per Jordan Valley Solidarity, tra cui un padre di tre figli che stava sotterrando mine al fine di garantire la sicurezza della comunità. Una è esplosa, uccidendolo all’istante.

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La comunità locale, con l’aiuto di diverse organizzazioni, ha chiesto la protezione della sede delle Nazioni Unite a Ramallah, senza alcun risultato.
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Demolizione di case a Um Al-Khair: lasciano i bambini senza casa

7 aprile 2016 | International Solidarity Movement, Al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata

Mercoledì 6 aprile 2016 alle 6 del mattino, le forze israeliane hanno demolito 6 case nel villaggio di Um Al Khair nelle South Hebron Hills, nella parte meridionale della West Bank occupata in Palestina. 36 persone sono ora senza riparo. La maggior parte di questi sono bambini, che ora sono senza casa.

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Bambini in piedi sulla terra delle loro case ora demolite, Um Al-Khair

Durante la demolizione delle 6 case, le forze israeliane hanno picchiato un anziano del quartiere, che è il nonno di alcuni dei bambini, che stava proteggendo le case e cercando di fermare la demolizione. L’ordine di demolizione è stato emesso per fare un ampliamento del vicino insediamento e per la confisca dei Continue reading

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Un raid notturno delle forze israeliane distrugge locali universitari

5 aprile 2016 | International Solidarity Movement,  Ramallah team | Gerusalemme Est, Palestina occupata
Nelle prime ore di martedì 5 aprile, intorno alle 3, un gruppo armato di soldati israeliani ha fatto irruzione nel campus della Università Al Quds nella zona di Abu Dis, parte di Gerusalemme est. I soldati hanno terrorizzato le guardie  in servizio e con forza sono entrati in quattro sale appartenenti a partiti politici o in uso agli studenti, sequestrando attrezzature  mentre completamente distruggevano il resto dei locali.

Destroyed items from the Tuesday morning raid gathered outside the rooms

elementi distrutti dal RAID   di martedì  mattina  riuniti fuori delle camere

Durante le prime ore del mattino le uniche persone presenti presso il campus universitario erano la sicurezza del campus, e questi sono stati arrestati e bloccati insieme in una stanza, mentre non è stata data alcuna ragione dai soldati sul motivo per cui venivano rinchiusi in una stanza né il motivo per cui i soldati stavano entrando nella cittadella universitaria. I soldati hanno proceduto ad entrare prepotentemente in quattro sale appartenenti a diversi partiti politici gestiti da studenti dell’università, rompendo le serrature e distruggendo completamente le porte. Questa è la quarta volta nel solo 2016  che i soldati sono entrati nel campus, distruggendo e confiscando materiale senza dare alcuna ragione per le loro azioni. Continue reading

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