Il cessate il fuoco sveglia le speranze dei pescatori gazawi

27 November 2012 | International Solidarity Movement, Gaza Strip

I pescatori di Gaza sono autorizzati a pescare fino a  sei miglia dalla costa per la prima volta dal 2006, dopo il cessate il fuoco tra Israele e Gaza. I pescatori si augurano che il settore della pesca si possa riprendere dopo essere stato quasi completamente distrutto dall’assedio, ma bisogna dire che 6 miglia non è ancora abbastanza.

Abu Alaa El Amoudi, (pescatore nella striscia di Gaza): “Fin dal mese di ottobre 2000, quando è iniziata la Seconda Intifada,  l’esercito israeliano non ci ha permesso di entrare nel mare oltre le 3 miglia dalla spiaggia. La nostra pesca si è ridotta al 3% della nostra capacità abituale, e anche questo con molto pericolo. Grazie a Dio, la situazione ora è meglio di prima della guerra, ora possiamo arrivare alle 6 miglia, ma se andiamo in profondità i militari israeliani ci sparano. Vorremmo lavorare liberamente come pescatori nella strisica di Gaza.” Continue reading

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I Gazawi tornano nella “buffer zone”

Dopo anni di essere esclusi dalla loro terra, i contadini di Gaza celebrano la loro possibilità di ritornare. Una volta che i termini del cessate il fuoco sono stati annunciati, a migliaia sono accorsi alle loro proprietà che erano abbandonate da undici anni, anche se molti sono ancora comprensibilmente diffidenti.

Jaber Abu Regaleh, che è un contadino di Farahin (che si trova vicino al confine di Gaza e nei pressi della ex zona di protezione) ha detto:

“Stiamo celebrando. Tutti, giovani uomini, giovani donne, anziani, camminiamo tutti a piedi nel nostro territorio, lungo il confine. Io sono vicino alla recinzione ora.
Ci sono dieci metri tra me e la jeep israeliana. Abbiamo un sacco di lavoro da fare per riparare i danni causati dall’occupazione, ma areremo la terra e pianteremo. Si rinnoverà la terra agricola in modo che sia come una volta. Questo è meglio di una vacanza per noi. ” Continue reading

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Gaza, le donne pagano il prezzo più alto

Betlemme, 26 novembre 2012, Nena News – Si è celebrata ieri, domenica 25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una ricorrenza che cade a meno di una settimana dalla fine dell’offensiva israeliana su Gaza, un’aggressione militare che ha provocato la morte di 166 palestinesi, tra cui 13 donne, e il ferimento di oltre mille palestinesi, tra cui 162 donne. Continue reading

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Moschea incendiata da coloni a Urif

di Anner al-Darwish, Nablus

Urif è un villaggio palestinese, a nord della Cisgiordania occupata, a circa trenta kilometri a sud della città di Nablus. Il villaggio conta poco meno di 3000 abitanti ed è sovrastato dall’insediamento illegale di Yitzhar. Oggi, lunedì 19 novembre, alle 4 del mattino circa, dei coloni provenienti dall’insediamento di Yitzhar hanno appiccato il fuoco alla moschea del villaggio.

La moschea ha riportato danni alla porta d’ingresso e i tappeti utilizzati per pregare sono stati completamente bruciati. Inoltre, poche ore dopo, le forze di occupazione israeliane si sono presentate sul luogo dell’accaduto e ne sono conseguiti scontri con gli abitanti, adirati per l’affronto subìto.  I militari israeliani hanno sparato un ingente quantitativo di gas lacrimogeni e bombe sonore.

Il villaggio di Urif è stato già più volte vittima di aggressioni di questo genere, sempre ad opera dei coloni appartenenti all’insediamento illegale di Yitzhar. Solo quest’anno, il 29 aprile, un gruppo di coloni a volto coperto ha attaccato i bambini nella scuola del villaggio, supportati da soldati israeliani che hanno usato lacrimogeni, bombe sonore e proiettili. Un altro episodio è avvenuto il 26 maggio quando i coloni, armati, hanno bruciato terreni coltivati, tirato pietre e sparato proiettili sugli abitanti, ferendo un palestinese all’addome.

La colonia di Yitzhar è responsabile anche di innumerevoli attacchi ai villaggi circostanti: oltre ad Urif anche Burin e Asira al-Qabaliya sono costantemente sottoposti a simili aggressioni.

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Anwar,20 anni, ucciso al secondo giorno di tregua – 23 novembre 2012

da Il blog di Oliva:

All’inizio del secondo giorno di tregua, i soldati israeliani questa mattina hanno aperto il fuoco ad est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, su un centinaio di persone che si erano avvicinati al confine per celebrare la fine della “buffer zone”. La buffer zone è un’area di 300 metri che delimita tutto il confine della Striscia di Gaza (a volte è di 500 mt effettivi), imposta illegalmente da Israele, ed in cui ai contadini non è permesso entrare, minacciati dal fuoco dell’esercito israeliano.
Questa mattina, l’esercito israeliano ha rotto la tregua, tra le cui condizioni vi era quella di non sparare.

I soldati hanno ucciso un giovane di 20 anni, Anwar Abed El Hady Qudaih , e ferito altre 14 persone.

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Hamas: Israele sconfitto ma blocco Gaza resta

di Michele Giorgio (fonte Nena News)


Gaza, 22 novembre 2012, Nena News – «È finita la guerra, è finita la guerra», urlavano felici ieri sera i figli di una delle famiglie che abitano all’Abu Ghalion Building di Rimal, dopo l’annuncio della tregua, a partire dalle 21 ora locale (le 20 in Italia), tra Israele e Hamas, fatto al Cairo dal segretario di stato Hillary Clinton e il ministro degli esteri egiziano Kamal Amr. È un palazzo «ricco», sul lungomare di Gaza city, eppure anche questi bambini, figli della minuscola classe media locale, si sono visti negare per una settimana il diritto a giocare in strada, come tutti gli altri ragazzini della Striscia. Torneranno a calciare un pallone anche loro, almeno questo era ciò che ieri sera speravano i tanti palestinesi che regalavano dolci per festeggiare il cessate il fuoco, tra le raffiche esplose in aria in segno di felicità dai miliziani delle Brigate al-Qassam e i proclami di «vittoria» diffusi attraverso gli altoparlanti delle moschee. Anche all’ospedale «Shifa» ieri sera si regalavano dolcetti. Qui i medici ed infermieri per otto lunghissimi giorni, hanno dovuto soccorrere centinaia di feriti dalle bombe e dalla cannonate.
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20 Novembre 2012 Fermiamo il Massacro. Testimonianze dell’attacco deliberato e indiscriminato dei civili a Gaza.

Siamo al settimo giorno dell’attacco più violento e brutale condotto da Israele dall’operazione Piombo Fuso. Continua il massacro dei civili e i bombardamenti sulla popolazione di Gaza imprigionata dall’assedio illegale. A Gaza i boati dei bombardamenti scandiscono le giornate e le notti insonni della gente rinchiusa nelle case. Il cielo è invaso dal rumore costante dei droni e dei caccia F16 che sorvolano in continuazione tutta la Striscia con il loro carico di distruzione, e dal mare arrivano i colpi dell’artiglieria delle navi militari. Continue reading

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Difensori dei diritti umani necessari a Gaza: un appello urgente per persone di coscienza.

A causa dei fallimenti delle Nazioni Unite, dei governi e della comunità internazionale ad adempiere al loro obbligo di proteggere i civili assediati a  Gaza, e a causa dell’evidente fallimento dei negoziati di cessate il fuoco, invitiamo le persone di coscienza di venire a Gaza per agire come difensori dei diritti umani contro gli ingiustificati attacchi mortali perpetrati da Israele contro la popolazione civile.

In questo momento, 139 persone sono già state uccise, tra cui 23 bambini. Quando avrete finito di leggere questo appello, il numero delle vittime sarà aumentato. Ci appelliamo a tutte le persone di coscienza per  fare ciò che le Nazioni Unite e i governi internazionali non riescono a fare: rompere l’assedio a Gaza entrando in gruppi e lavorando come difensori dei diritti umani. Entreremo a Gaza in  gruppi compatti e i gruppi rimarranno insieme per tutta la durata del loro soggiorno. A Gaza, il nostro lavoro sarà coordinato da palestinesi che lavorano per i diritti umani.

Documenteremo e riporteremo collettivamente i crimini di guerra commessi da Israele su Gaza e saremo presenti per essere solidali con il popolo palestinese. Attraverso i nostri sforzi porteremo la realtà della vita di  Gaza alle nostre comunità. Gli attivisti hanno la possibilità di formare gruppi o delegazioni nei loro paesi d’origine, o andare in Egitto per unirsi ad altri difensori dei diritti umani. I gruppi entreranno a Gaza attraverso Rafah.
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Sesto giorno di guerra – 19 novembre 2012, report dallo Shifa hospital

fonte: http://ilblogdioliva.blogspot.co.il/2012/11/sesto-giorno-di-guerra-19-novembre-2012.html

Ieri pomeriggio mi sono recata come ogni giorno allo Shifa hospital per registrare i feriti e le vittime degli attacchi israeliani.

Il dottor Sami ci ha confermato che molti persone hanno riportato feriti da esplosioni.
Verso le 11 del mattino di ieri apaches israeliani hanno nuovamente bombardato con due missili l’edificio Shourouq in Gaza city, dove si trovano uffici di agenzie stampa e lavoravano tanti giornalisti. Una persona è rimasta uccisa, Ramiz Harb, 36 anni, originario di Shijaia, Gaza city, e tre persone sono rimaste ferite.
Il dottor Sami ha confermato che la maggior parte dei feriti in questi attacchi israeliani sono donne e bambini, così come la famiglia Al Dalu, sterminata l’altro ieri in un bombardamento in Nasser street.
“Si sta verificando una situazione simile a quella del 2008-2009 – facendo riferimento a Piombo Fuso – quando in oespdale arrivavano padrei, madri, bambini, intere famiglie di feriti” , continua il dottor Sami, concde affermando che c’è una chiara escalation da ieri.
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Dieci volte peggio dei nazisti

Piergiorgio Odifreddi

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario. Continue reading

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