Tre mesi in Palestina: Progetto Marmara e prospettive di Resistenza

di Mario, attivista ISM

Durante queste settimane testa e cuore hanno conosciuto il significato della dignità. Settimane nelle quali la voglia di partecipare,di lavorare per la giustizia sociale è stata sempre l’ elemento cardine,dei miei pensieri,della mia azione.

La consapevolezza del mio credere nella giustizia sociale,nell’uguaglianza mi ha dato quelle energie emotive, fisiche e cognitive. Testa e cuore.

Il progetto di costruzione di case ha questo significato:diritti umani,partecipazione,non abbassare la testa.Tutto ciò non va slegato dal contesto nel quale avviene.L’occupazione sionista,la pulizia etnica,la pressione continua che viene esercitata,da chi porta avanti un progetto basato sulla superiorità di una religione sull’altra.Il progetto sionista si nasconde dietro la maschera della sicurezza.Ciò che esprime è legato alla logica dell’imperialismo,alla logica del profitto che crea ingiustizie sociali. Continue reading

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Le forze di occupazione israeliane demoliscono un’ intera comunità beduina a Beit Hanina

22 agosto 2013 / International Solidarity Movement / Ramallah team / Beit Hanina, Palestina occupata

La mattina del 19 agosto 28 jeep con duecento soldati accompagnati da due cani, hanno smantellato la comunità beduina di Tal’Adasa, a Beit Hanina, vicino Gerusalemme.

Intorno alle 6 di mattina, i soldati iraeliani hanno circondato le tende beduine, minacciando con le armi i 53 abitanti, tra cui 28 bambini. I membri delle famiglie Continue reading

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Video: coloni e soldati assaltano il campo di Balata per la tomba di Giuseppe

21 agosto 2013 | International Solidarity Movement, Nablus Team | Balata Refugee Camp, Palestina occupata.

Ieri notte, centinaia di coloni, accompagnati dalle forze israeliane hanno invaso il campo profughi di Balata a Nablus per pregare sulla tomba di Giuseppe. I soldati israeliani hanno sparato gas lacrimogeni e bombe sonore ai residenti che hanno protestato per l’incursione – tre giovani sarebbero stati arrestati. Intorno a mezzogiorno, diversi autobus che trasportavano centinaia di coloni, scortati da militari israeliani, hanno invaso il campo profughi di Balata. Continue reading

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L’esercito israeliano terrorizza la città di Beita – incursione in pieno giorno e tre arresti

18 agosto 2013 – International Solidarity Movement – Nablus Team – Beita, Palestina occupata

Abdel Aziz durante l’arresto (Photo by Feras Zahrawi)

Il 16 agosto 2013 le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno invaso il villaggio di Beita, vicino Nablus, impedendo l’ingresso e l’uscita alla popolazione e dalle 10 alle 19 hanno attaccato il villaggio con lacrimogeni, proiettili d’acciaio rivestiti di gomma e bombe sonore. Un ragazzino di 14 anni è stato ferito alla gamba da un proiettile di gomma e tre ragazzi sono stati arrestati e di loro non si conosce la loro attuale situazione.

Intorno alle 10, circa undici jeep hanno circondato il villaggio di Beita. Alcune jeep hanno bloccato ogni accesso al villaggio, impedendo ogni libertà di movimento alla popolazione; a quel punto, soldati all’interno di veicoli militari hanno invaso il villaggio, e a quel punto i residenti si sono trovati intrappolati. Sparpagliandosi per il villaggio, hanno sparato lacrimogeni e bombe sonore, alcune delle quali sono state deliberatamente sparate, a quanto sembra, direttamente dentro le case. Continue reading

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Soldati attaccano con violenza e arrestano manifestanti pacifici vicino Beit Ummar

17 ago 2013 | International Solidarity Movement, Khalil Team | Beit Ummar, Palestina occupata

Ieri, il 17 agosto, quattro persone sono state violentemente arrestate a una manifestazione pacifica che si svolge nei pressi del villaggio di Al-Masara, alla periferia di Hebron (Al Khalil). Una sessantina di manifestanti che chiedevano lo smantellamento di insediamenti israeliani illegali su terre palestinesi sono stati attaccati immediatamente. Anche se i manifestanti avevano programmato di andare alla colonia illegale di Gush Etzion, per costruire ancora una volta il villaggio di protesta Canaan, ne sono stati impediti in quanto la protesta è stata sciolta dai soldati israeliani in pochi minuti. Coloro che erano stati arrestati sono stati in seguito rilasciati.

violento attaccco

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Marmara Housing Project: aggiornamenti sulla costruzione della prima casa.

fonte: un compagno dell’ISM in WB

Sono trascorsi piu di 2 mesi,dall’inizio dei lavori per la casa. In questi 2 mesi abbiamo lavorato per raggiungere il nostro obiettivo. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana si è lavorato e le mura sono state innalzate.

Finalmente ciò che immagginavamo, si sta concretizzando.Pietra dopo pietra le mura ora esistono.
La casa è quasi ultimata.

Nei giorni scorsi abbiamo preso i materiali per il tetto.
Ieri abbiamo iniziato a mettere le basi di quest’ultimo.

L’aiuto dei lavoratori del villaggio è avvenuto dalla fase di lavorazione, di trasporto e di montaggio dei materiali. Continue reading

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L’attacco dei coloni a Jalud: ‘Immagina se non fossimo stati nelle nostre case, ce le avrebbero distrutte’

13 agosto 2013 | International Solidarity Movement, Nablus Team | Jalud, Territori Occupati

Ieri mattina, 12 agosto, alcuni coloni degli insediamenti illegali di Esh Kodesh e Ahiya hanno attaccato diverse case del villaggio di Jalud e hanno incendiato le terre circostanti, dando fuoco a dieci alberi d’ulivo.

Abu Osama nella sua casa (foto dell’ISM)

La mattina del 12 agosto, alle ore 11.30, quattro coloni con il volto coperto provenienti dai due insediamenti illegali si sono avvicinati a diverse case situate alla periferia di Jalud e le hanno attaccate con le pietre. Secondo Abu Osama, un uomo che vive nella zona presa d’assalto, i coloni pensavano che non ci fosse nessuno nelle case perché era un giorno di festa per i musulmani. Circa dieci minuti dopo, quando i residenti sono usciti per respingere l’attacco, i coloni se ne sono andati. “Immagina se non ci fosse stato nessuno nelle nostre case, ce le avrebbero distrutte” ha detto Abu Osama, evidentemente preoccupato per la situazione di pericolo in cui si trovano. Sulla via del ritorno verso i loro insediamenti, i coloni hanno appiccato diversi fuochi alla terra circostante, bruciando dieci ulivi che appartengono a cinque famiglie della zona. Continue reading

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Creare l’inferno

Fonte: samanthacomizzoli.blogspot.com

(N.B. per facilità, sostituisce quello di Nablus Team ISM)

Jalud, Palestina. Oggi ho visitato per la prima volta il villaggio di Jalud. In particolare un nucleo di case abitate da 4 fratelli con rispettive famiglie. Mi hanno offerto di tutto, com’è solita l’ospitalità palestinese. Ma, non era una visita casuale: ieri, per l’ennesima volta, queste famiglie hanno subito l’attacco dei coloni.

terra bruciata con dietro l’insediamento Esh Kodesh

Arrivano incappucciati, a piedi, dall’insediamento illegale a pohi metri che si chiama “Esh Kodesh”. Sapete qual’è la traduzione in italiano? “Santo Fuoco”. E così è: hanno appiccato il fuoco intorno alle case di queste famiglie, poi, non paghi hanno bruciato anche una decina di ulivi.
Mi raccontano di un pò di episodi…. Una volta sono arrivati di notte e hanno buttato le molotov, un’altra volta sono arrivati assieme all’esercito (un anno fa) e hanno sparato i gas dentro alle case provocando il soffocamento di due bambine. Quelle de bambine, bellissime, sono davanti a me e mi guardano negli occhi…
Mentre sono lì sul posto con l’ISM ci accorgiamo usando lo zoom delle videocamere che sulla collina di fronte ci sono i coloni con qualche soldato, ci guardano.

altra terra bruciata con dietro l’insediamento illegale di Ahiya

Vivere in queste case di Jalud significa essere sempre sotto pressione, sempre a rischio d’attacco. Per questo motivo, non stanno mai tutti all’interno della casa in tranquillità. C’è sempre uno a turno che sta fuori a guardare se arrivano gli incappucciati….. Sulle finestre delle case ci sono le reti per essere protetti dalle pietre che i coloni gli tirano, come ad Hebron. Queste reti sono l’unico aiuto che le famiglie hanno ricevuto dall’autorità palestinese. L’odore della vegetazione bruciata, i loro racconti e il nome all’insediamento mi portanto a pensare solo una cosa: è l’inferno. Come ho detto sopra, ci hanno offerto di tutto, anche i loro sorrisi. E’ incredibile la forza di queste persone, la loro umanità è ad un tale livello che li porta a sorridere anche se sono all’inferno.

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Diario- Dopo la manifestazione del venerdi, l’esercito israeliano continua ad aggredire gli abitanti di Kafr Qaddum

12 Agosto 2013 | International Solidarity Movement, Anna, Nablus Team | Kafr Qaddum, Territori Occupati

Ieri pomeriggio (11 Agosto per chi legge ndr) siamo stati chiamati ad intervenire al villaggio di Kafr Qaddum, dopo che al telefono un abitante del villaggio ci avvisava che soldati israeliani avevano attaccato il villaggio ed eretto un checkpoint.

La strada dove l’esercito israeliano ha eretto il checkpoint (Photo by ISM)

Sulla strada per il villaggio un’altra chiamata ci avvisava che i soldati se ne erano andati, ma abbiamo deciso di andare lo stesso per scattare qualche foto e fare un report dell’accaduto.

Abbiamo incontrato uno degli organizzatori del Comitato Popolare di Kafr Qaddum, il quale ci ha riferito che alle 14.30 dalla zona est del villaggio tre jeeps dell’esercito israeliano piene di soldati hanno attraversato il villaggio ed eretto un checkpoint all’entrata verso ovest. Continue reading

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Diario – Benvenuti in Palestina: lacrimogeni e caffè

International Solidarity Movement, Anna, Nablus Team | Kafr Qaddum, Territori Occupati

Sono arrivata in Palestina martedì scorso e ho preso parte alla protesta settimanale di venerdì 8 agosto a Kafr Qaddum. Queste manifestazioni di protesta rappresentano la resistenza non violenta degli abitanti del villaggio per l’espropriazione delle loro terre e le restrizioni di movimento imposte al villaggio.

Si trattava della mia prima manifestazione in Palestina in solidarietà con la lotta dei Palestinesi per la libertà, l’autodeterminazione, i diritti umani e la legge internazionale.

Il gas lacrimogeno ha invaso tutto il villaggio (foto di Al Masira Kafr Qaddum)

Da qualche anno il villaggio subisce attacchi continui da parte dell’esercito e della polizia israeliani che vi fanno irruzione di notte, minacciando la popolazione, tra cui anche palestinesi minorenni, che sono minacciati di arresto e quando questo avviene, spesso picchiati. Continue reading

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