Le forze israeliane terrorizzano quotidianamente i quartieri Palestinesi

19 Novembre 2015 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestinaoccupata

Lunedì 16 novembre 2015, le forze israeliane hanno razziato e perquisito almeno dieci case nel quartiere Abu Sneineh, nella occupata Al-Khalil (Hebron). Le forze israeliane hanno invaso parecchie case nel quartiere, intrappolandoci dentro donne bambini e famiglie intere. Questo è successo quasi quotidianamente in questa zona.

Israeli forces on their way to raid yet another Palestinian house

Una dozzina di soldati israeliani mascherati sono penetrati nella casa di Arafta Qafashea. A piano terra hanno razziato una stanza, rompendo tegole per terra. Al primo piano, dove la moglie di Arafat era a casa da sola, la hanno cacciata in un angolo aggresivamente, chiedendogli dove troavare suo marito, accusandolo di essere un attivista di hamas – anche se lei continuava a ripetere che era al lavoro come taxista. Continue reading

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Ancora una volta, le forze israeliane razziano case a Nablus

19 novembre 2015 | International Solidarity Movement, Huwwara team | Tell,  Palestina occupata

Prima mattina di oggi, 19 novembre, circa all’1:30: le forze israeliane hanno fatto irruzione in circa venti case nel villaggio di Tell, Nablus, distruggendo mobili, televisori e altri oggetti domestici. Mohammed, 73 anni cittadino di Tell, descrive soldati che stavano sparando gas lacrimogeni, proiettili e granate stordenti, ferendo due giovani con munizioni letali, dopo gli scontri scoppiati nella zona.

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Saccheggio in una casa nel villaggio di Tell, Nablus (foto di credito: https://www.facebook.com/Tal.village.for.all/)

Inoltre, nove uomini sono stati arrestati senza alcuna accusa e sei uomini sono stati richiesti di presentarsi per la sicurezza di Israele il giorno seguente per controlli. I nove uomini sono stati tutti rilasciati sei ore dopo gli arresti.

“Queste casuali incursioni notturne  sono un modo per spaventare la gente e per la dimostrazione di superiorità dell’occupante” afferma Monther Ishtaya, il sindaco del villaggio di Tell. Egli continua: “Inoltre, le incursioni notturne sono parte della formazione di nuovi soldati anche per quanto riguarda il neonominato leader locale di Shabak (servizio di sicurezza interna di Israele)”.
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Al-Kadoorie: la sola università con un campo militare illegale all’interno del suo campus

18 Novembre 2015 | International Solidarity Movement, Huwara Team | Tulkarm, Palestina occupata
Il 17 novembre, in un incontro all’università al-Kadoorie, nella città di Tulkarem, il direttore per i rapporti esterni dell’istituzione, sig.Azmi Saleh, e un gruppo di studenti, hanno descritto le recenti violazioni dei diritti umani portate avanti dall’esercito israeliano nei confrontindegli studenti dell’Università.

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Mr. Azmi Saleh, Director of Public Relations, University of Al Kadoorie.

Dall’inizio di ottobre, l’esesrcito israeliano ha compiuto i suoi raid nell’università mentre gli studenti erano occupati con lezioni ed esami. Mohammed, uno degli studenti presenti,  ha spiegato: 

“Ogni giorno entrano nel campus spatando in aria con i loro fucili o la ciando candelotti lacrimogeni. Appena usciamoma vedere cosa succede, cominciamo a spararci. Non ne possiamo più di vedere i nostri amici e compagni di studi colpiti da proiettili o imprigionati”. Continue reading

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Palestinesi cacciati dalla terra con la route 60 in espansione

17 novembre 2015 | International Solidarity Movement, Huwwara team | Burin, Palestina occupata

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Le forze israeliane si presentano al campo della famiglia

Lunedì mattina, Mahmoud Yasser Eid, un palestinese di 22 anni del villaggio di Burin, è stato fermato dalle forze israeliane mentre andava a raccogliere le olive con sua madre, vicino il checkpoint di Huwwara. Il terreno, su cui la famiglia  raccoglie le olive da tre anni insieme a un’altra famiglia, si trova tra la route 60 da Ramallah a Nablus e la strada che conduce all’insediamento illegale Bracha. La famiglia non ha ottenuto un permesso per raccogliere quest’anno: “non vogliono farci lavorare vicino a questa strada a causa della situazione. Dicono che è per la sicurezza”, ha detto Mohammed, fratello maggiore di Mahmoud. La famiglia ha tentato di accedere comunque sulla loro terra dato che le olive sono un importante reddito per la famiglia di nove figli. “Le persone qui hanno bisogno delle olive”, ha aggiunto Mohammed.

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Quattro case demolite per punizione collettiva israeliana

14 novembre 2015 | International Solidarity Movement, Nablus Team | Nablus, Palestina occupata

Sabato mattina presto, 14 novembre, quattro case appartenenti ai palestinesi accusati delle uccisioni dei due coloni illegali sono state demolite. Tre delle case erano situate nella zona di Nablus appartenenti alle famiglie dei carcerati Samir Zahir Kusa, Kerem Lufti Razek e Yahia Haj Hamed.

Le demolizioni di casa sono una parte di una serie di misure punitive del governo israeliano con la dichiarazione di essere “prevenzione” dei futuri attacchi. La punizione collettiva illegale, tuttavia, è violazione del diritto internazionale per allargare la vendetta su tutta la famiglia, indipendentemente dal fatto che essi non sono stati trovati colpevoli di alcun crimine.

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La parte a magazzino demolita

Il caso della demolizione della casa di Kerem Lufti Razek su Nablus, zona densamente popolata di Al Rawda College Street, esemplifica chiaramente l’impatto collettivo della misura punitiva. All’ 1 di notte del 14 novembre, le forze israeliane hanno invaso il quartiere, costringendo gli abitanti ad abbandonare le loro case e hanno confiscato i loro telefoni cellulari per evitare il filmato che avrebbe mostrato l’incidente. Hanno quindi messo posti di blocco temporaneo che racchiude l’area e alle 2:30 hanno iniziato a demolire la casa di Kerem Lufti con esplosivi.

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Internazionali e Palestinesi arrestati nella manifestazione a Bil’in

13 novembre 2015 | International Solidarity Movement,  Nablus team| Nablus, Palestina occupata

Quattro difensori dei diritti umani sono stati arrestati questo pomeriggio ad una dimostrazione contro il muro dell’apartheid a Bil’in.  Circa sessanta paesani e sostenitori sparsi su tutta la valle e i difensori dei diritti umani stavano pacificamente monitorando la situazione quando sono stati attaccati.

L’attivista palestinese Mohammed Khatib, l’attivista americano ebreo Code Pink, un attivista finlandese e un attivista italiano, Antonio Fresta, sono stati arrestati. Antonio è stato aggredito e ripetutamente spruzzato di peperoncino da distanza ravvicinata in faccia.  Essi sono attualmente ancora in detenzione.

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Uomo italiano brutalmente attaccato con spray al peperoncino e arrestato

Circa alle 13, due donne, una americana e una scandinava, stavano camminando lungo la strada vicino al muro con 3 altre persone quando le forze israeliane sono avanzate e hanno arrestato entrambi. Quando Mohammad al-Khatib si è  avvicinato alle forze israeliane e ha domandato perché le donne erano in stato di detenzione, fu anche lui arrestato. I soldati poi hannk sparato diversi colpi di gas lacrimogeni su tutta la valle e sono corsi dietro a un cileno e un italiano che facevano riprese nelle vicinanze.
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Attivisti per i diritti umani sfrattati di nuovo dall’appartamento a Tel Rumeida

12 Novembre 2015 | International Solidarity Movement, al-Khalil Team | Hebron, Palestina occupata
Ieri, attivisti internazionali hanno riguadagnato l’accesso al loro appartamento a Tel Rumeida dopo che gli era stato negato l’ingresso per una settimana. Questa mattina alle 8:45 un altro attivista ha cercato di entrare nell’appartamento ma è stato bloccato dai soldati, anche dopo avere mostrato loro il contratto di affitti che gli concede il diritto di risiedere in Tel Rumeida. I soldati, poi, sono venuti su per le scale fino alla porta e hanno minacciato i tre attivisti di arresto se non lasciavano l’appartamento entro cinque minuti.

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Dopo un breve lasso di tempo, è arrivata anche la polizia e hanno richiesto agli attivisti aprire la porta e lasciare l’edificio. Quando gli attivisti hanno chiesto perché, le forze israeliane hanno risposto che erano in una zona militare chiusa e non potevano essere lì. Ciò malgrado gli attivisti hanno dimostrato il diritto a risiedere nella proprietà già il giorno precedente. 
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Training con odio sull’uso delle armi, sui tetti delle colonie, di fronte alla scuola Palestinese

11 Novembre 2015 | International Solidarity Movement, al-Khalil Team | Hebron,  Palestina occupata
Questa mattina, per quattro ore dalle 9 alle 13, un gruppo di coloni israeliani erano in formazione sul tetto delle costruzioni dell’insediamento illegale  di Yona Menachem Rennert Beit Midrash, su Shuhada street. Un istruttore ha insegnato come tenere correttamente un fucilr e come adottare la migliore posizione del corpo per prendere la mira correttamente. I giovani coloni erano tutti  forniti di armi e gridavano continuamente durante gli esercizi, interrompendo i bambini e gli insegnanti della scuola di Qurtuba durante le lezioni e anche la vita del quartiere, come per gli agricoltori palestinesi che procedevano alla raccolta delle olive sulla loro terra, vicino alla scuola.

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Punito per il suo lavoro: Ahmad Nasser descrive il suo recente arresto

10 Novembre 2015 | International Solidarity Movement, Huwarra Team | Ramallah, Palestina occupata
Presto la mattina  del 2 novembre 2015, Ahmad Nasser è stato rapito dalle forze israeliane dalla sua casa vicino a Ramallah. È stato accusato di aver tentato di uccidere soldati lanciando pietre e bottiglie Molotov ed è stato rilasciato senza accuse 15 ore più tardi. Egli è stato ripetutamente aggredito durante il suo arresto e ha subito costole rotte e ulteriori lesioni. È convinzione di Ahmad che l’arresto sia stato legato al suo lavoro come medico e attivista umanitario alle manifestazioni. Solo 60 ore prima del suo arresto mentre egli agiva come medico in un servizio di ambulanza privata, somministrava aiuto medico a manifestanti feriti in uno scontro del venerdì a Beit El, quando con i giornalisti e altri medici, fu direttamente preso di mira nel suo lavoro quotidiano e gli è stato impedito di prendersi cura di un manifestante investito da una jeep dell’esercito. Le forze israeliane hanno gettato una granata sonora presso il gruppo, tirato lacrimogeni  alle ambulanze e poi proceduto a brutalizzare i medici spruzzandoli con spray al peperoncino. I media che raccontano questo, insieme con il suo lavoro nelle settimane precedenti, tendente ad aiutare quelli feriti con le munizioni vere in scontri vicino a Ramallah, sono probabilmente le ragioni per cui è stato scelto per l’arresto come un’altra vittima nel recente aumento delle tattiche di intimidazione utilizzate contro i palestinesi, soprattutto giovani. Come egli afferma: “cercano di accusarmi di alcune violenze ma essi non possono – se avessero avuto qualche prova reale che ho gettato pietre non mi avrebbero mai rilasciato, ma non l’hanno fatto – vogliono solo punirmi per il mio lavoro.” Si tratta del suo racconto sul suo arresto e assalto: solo una storia nella narrazione quotidiana dell’occupazione.

 

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Le forze israeliane attaccando i giornalisti e medici (Ahmad) in scontri nei pressi di Beit El - 30 ott – foto credit Fadi Arouri

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Pescatore inerme ucciso dalle forze egiziane a Gaza

8 ottobre 2015 | International Solidarity Movement, squadra di Gaza | Striscia di Gaza, Palestina occupata

Giovedì sera 5 novembre, le forze egiziane hanno aperto il fuoco contro il diciottenne Faris Meqdad e suo fratello minore durante la pesca in acque palestinesi. I fratelli erano in un piccolo peschereccio entro il limite di 3 miglia nautiche della costa di Gaza quando Faris è stato colpito all’addome e suo fratello ferito. Faris è morto dopo essere stato portato in ospedale.

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Famigliari piangono la scomparsa di Faris Meqdad, 18

Maha Hussaini, portavoce per il ramo di Gaza di Euro-Mediterranean Human Rights Monitor (EMHRM), ha detto ad Al Jazeera venerdì: “Faris non era in acque egiziane, si trovava in acque palestinesi e gli hanno sparato gli egiziani. Egli era completamente disarmato e non rappresentava alcuna minaccia per le forze egiziane”. Continue reading

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